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Bruxelles – Si è tenuto oggi al parlamento europeo il seminario dal titolo “Salute e benessere nell’era dell’intelligenza artificiale”, promosso dalla vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna, nell’ambito del dialogo dell’Unione europea con le Chiese e le comunità religiose.
Un momento importante di riflessione sull’impatto dell’intelligenza artificiale sulla salute e sul benessere delle persone, affrontando temi quali l’isolamento sociale e la dipendenza digitale sotto la lente d’ingrandimento del dialogo interreligioso.
Infatti, ha affermato Sberna: “L’intelligenza artificiale sta avanzando a una velocità straordinaria. Accanto alle scoperte tecnologiche che fanno notizia, l’Europa è chiamata a rispondere a una domanda più profonda: come preservare la dignità, la libertà e la responsabilità umana in un mondo trasformato da macchine intelligenti?”.
Ad accompagnare la riflessione della vicepresidente del Parlamento europeo, il contributo dei principali rappresentanti delle comunità religiose, delle organizzazioni della società civile e delle istituzioni, al fine di offrire una visione sul rafforzamento dei legami sociali, sul sostegno alla salute mentale e sulla tutela della dignità umana nell’era digitale. Uno spazio di dibattito in particolare è stato dedicato al “Focus sui giovani – Nati digitali, alla ricerca di significato: i giovani che affrontano le sfide dell’intelligenza artificiale, dell’isolamento sociale e del benessere personale”.
All’evento sono giunti anche i messaggi della presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, e del commissario europeo Magnus Brunner, responsabile per il dialogo con le organizzazioni religiose e filosofiche.
Ha aggiunto Sberna: “Sono inoltre molto felice del coinvolgimento delle antenne del PE e degli uffici di collegamento nelle nostre capitali: oggi, collegati con noi, abbiamo Roma, Madrid, Berlino, Stoccolma e Dublino. Questa è una delle mie priorità per questo mandato, ovvero portare il nostro dialogo oltre le mura degli edifici di Bruxelles”.
E conclude: “Non possiamo misurare il nostro futuro digitale solo attraverso la sofisticazione delle nostre tecnologie. Dobbiamo misurarlo rispetto alla sua capacità di preservare ciò che ci rende umani. Se l’innovazione inevitabilmente e continuamente plasma il nostro presente, l’umanità deve continuare a darle direzione e guida”.
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