Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Non è arbitrario affermare che Viterbo è il luogo di nascita dei frati cappuccini. Infatti, dal convento di San Francesco alla Rocca papa Clemente VII il 3 luglio 1528 emanò la Bolla Religionis Zelus con la quale istituiva il nuovo ordine Francescano che il breve tempo si diffuse in tutta la penisola.
La statua di San Crispino
Anche le autorità religiose e civili di Viterbo sentirono presto la necessità di avere in città una comunità di cappuccini, soprattutto dopo essere venuti a conoscenza di come questi si erano distinti nel prendersi cura dei malati dell’ospedale degli Incurabili di Roma.
Proprio in quegli anni a Viterbo i vari ospedali, retti fino a quel momento da confraternite e corporazioni delle arti, erano stati riuniti in un unico ospedale ma nel nuovo nosocomio le cose non andavano bene perché vi regnavano discordia e confusione. Per questo il vescovo Pietro Grassi il 1 agosto 1536 scrisse ai priori del comune proponendo di chiamare in città i cappuccini perché con la loro collaudata esperienza potessero prendere in mano la situazione.
L’anno successivo il consiglio comunale in una adunanza con la presenza del vescovo, deliberò di concedere ai cappuccini la chiesa e il convento di S. Maria delle Fortezze. Ma l’arrivo dei frati avvenne solo nel settembre 1538 quando il nuovo Vescovo Ridolfi assegnò loro un appezzamento di terreno alla Palanzana sul quale costruire la chiesa e il convento. Qui rimasero, svolgendo il loro servizio sia pastorale che tra i malati della città, fino a quando i cappuccini riuniti in Capitolo generale a Vetralla il 20 maggio 1588 deliberarono di costruire un nuovo convento, sempre fuori delle mura ma più vicino alla città.
Dopo qualche mese il comune acquistò il terreno edificabile che poi donò ai frati i quali il 10 novembre 1589 posero la prima pietra di quello che poi diventerà il convento e la chiesa di San Paolo.
Nei secoli della loro presenza a Viterbo i cappuccini sono stati un importante punto di riferimento spirituale e, fino al secolo XIX, anche di servizio sanitario all’interno della città e nell’infermeria sorta accanto al convento, aperta già nella metà del 1600.
Dalla presenza di questi umili seguaci di san Francesco è scaturita in Viterbo la vocazione alla vita religiosa di Pietro Fioretti (Viterbo 1668-Roma 1750) che, dopo aver lavorato fino a 25 anni nella bottega di calzolaio dello zio, il 22 luglio 1694 rivestì l’abito cappuccino prendendo il nome di Crispino. Dopo l’anno di noviziato emise i voti come fratello laico ed esercitò nei vari conventi dove lo chiamava l’obbedienza i più vari lavori manuali. La sua più prolungata permanenza fu nel convento di Orvieto dove, per circa 40 anni, fu frate cercatore.
Questa mansione lo mise continuamente a contatto con ogni categoria di persone che lo veneravano per il suo spirito arguto ma anche e soprattutto per la capacità di avere per tutti una parola di conforto e di incoraggiamento. La fama di santità che gli venne riconosciuta in vita proseguì anche dopo la morte, fino ad essere proclamata ufficialmente il 20 giugno 1982 da Giovanni Paolo II a coronamento delle celebrazioni per l’8° centenario della nascita di S. Francesco.
La chiesa viterbese di San Paolo, dove ancora permane la presenza dei cappuccini, custodisce le spoglie mortali dell’umile Santo cercatore.
Don Mario Brizi
Parroco Emerito di S. Maria Nuova
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