Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore, ritorno sull’incontro al festival Ombre con Emanuele Filiberto di Savoia, per la presentazione del suo libro dedicato alla nonna, visto il totale silenzio sulla serata, tranne l’Anpi studenti.
Già invitare un tale personaggio la dice molto sul valore culturale del festival, che si svolge con soldi pubblici e che si è svolto senza alcun contraddittorio, anzi con tanti baci e abbracci della nostra sindaca Chiara Frontini, che almeno era senza fascia tricolore.
Ma la sindaca deve ricordarsi che quella fascia la può portare perché la Costituzione, nata dalle lotte antifasciste, e un referendum gliel’hanno consegnata.
Sui Savoia la storia ha dato il suo giudizio, che non si può discutere. 1861: repressione del brigantaggio del Meridione. Complicità con il fascismo, con il re che rifiuta di firmare lo stato d’assedio del 1922. Le leggi razziali, quelle leggi che la sindaca ricorda a ogni giorno della Memoria. La fuga dell’8 settembre, lasciando l’Italia nelle mani del terrore nazifascista. La difficoltà ad andarsene in esilio perché, come dice il signor Filiberto, quella vittoria è tra virgolette.
La storia li ha sconfitti con decine di migliaia di morti. Purtroppo non gli ha tolto l’uso della parola. L’esilio, il divieto di ritorno in Italia, ci avrebbe risparmiato questo orrore.
Alla sindaca Frontini consiglio di fare un corso accelerato di storia: con lo stipendio che le diamo, si può permettere un tutor che le spieghi la verità storica.
Maurizio Rumori
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