Tessennano – Riceviamo e pubblichiamo – Colline sbancate, alberi secolari abbattuti e vincoli ambientali apparentemente calpestati, per trasportare elettricità da impianti Fer. La Tuscia, che già concentra circa l’80% della produzione elettrica da fonti rinnovabili del Lazio, non può continuare a pagare pegno per tutti.
Quanto denunciato dai cittadini di Tessennano rappresenta l’ennesimo, gravissimo episodio della speculazione energetica che da troppo tempo investe la Tuscia, trasformandone progressivamente il paesaggio e compromettendone il patrimonio naturale, agricolo e storico.
Da mesi, sulla SP14 all’uscita del paese di Tessennano in direzione Arlena di Castro, le ruspe sonio in azione: colline e costoni di tufo sbancati, cerri, frassini, querce e ulivi abbattuti, fossi interessati dai lavori e un percorso pedonale storico quasi completamente cancellato.
Gli interventi avrebbero inoltre raggiunto un’area sottoposta a vincoli idrogeologici, paesaggistici e archeologici, con possibili conseguenze anche sulla sicurezza della strada provinciale 14, dove sarebbero state eliminate la banchina e numerose piante che svolgevano una funzione di protezione e consolidamento.
Particolarmente inquietante è la denuncia relativa alla totale assenza del cartello di cantiere. Nell’area non sarebbero indicati il committente, l’impresa esecutrice, il direttore dei lavori, il responsabile della sicurezza, gli estremi delle autorizzazioni né la natura esatta dell’intervento. I residenti segnalano persino la presenza di mezzi d’opera privi di targa.
Se queste circostanze fossero confermate, ci troveremmo di fronte a una situazione di eccezionale gravità. Non è accettabile che un intervento capace di trasformare radicalmente un territorio possa procedere nell’opacità, senza che i cittadini siano messi nelle condizioni di conoscere chi abbia autorizzato i lavori, sulla base di quali valutazioni ambientali e paesaggistiche e con quali prescrizioni.
Il caso di Tessennano, peraltro, non può essere considerato isolatamente. Sul territorio comunale insistono progetti di giganteschi agrofotovoltaici, come ad esempio l’impianto denominato “Energia dell’Olio” che investe anche Cellere, Canino, Tarquinia, Arlena di Castro e che prevede di ricoprire di silicio ben 103 ettari.
Occorre pertanto chiarire immediatamente se gli sbancamenti denunciati siano collegati a questi impianti o alle relative opere di servizio e connessione e, in ogni caso, rendere pubblica tutta la documentazione autorizzativa.
La Tuscia ha già dato
La provincia di Viterbo concentra già circa l’80% della produzione elettrica da fonti rinnovabili dell’intero Lazio, prevalentemente attraverso impianti fotovoltaici e agrivoltaici. Non mancano comunque le pale eoliche che “adornano” ormai da molti anni la campagna di Canino e Piansano, ormai a fine ciclo vita, abbandonate a se stesse, alcune persino con pezzi di pala caduti a terra, senza alcun tipo di intervento. Ciononostante continuano ad accumularsi nuovi progetti, autorizzazioni, cavidotti, stazioni elettriche e opere di trasformazione del territorio.
A questo punto parlare di “transizione ecologica” risulta un ossimoro. Quando gli impianti vengono concentrati sistematicamente nello stesso territorio, quando il suolo agricolo viene consumato, le colline sbancate, gli alberi abbattuti e il paesaggio compromesso, siamo davanti a una vera e propria speculazione energetica.
La produzione di energia rinnovabile non può diventare il lasciapassare per qualsiasi intervento. Non esiste energia “pulita” se per produrla si cancellano ecosistemi, si alterano gli equilibri idrogeologici e si industrializzano territori di straordinario valore paesaggistico e archeologico.
Il silenzio delle istituzioni è inaccettabile
I cittadini riferiscono di avere inviato esposti e segnalazioni ad Asl, carabinieri, vigili del fuoco, Arpa Lazio, Soprintendenza, Provincia di Viterbo e Comando delle unità forestali dell’Arma. Nonostante ciò, non sarebbe arrivata alcuna risposta formale, mentre i lavori continuano.
Le istituzioni hanno il dovere di rispondere. La Tuscia non può essere sacrificata nel silenzio sull’altare di una transizione energetica governata dagli interessi degli operatori e subita dalle comunità locali. Quello che sta avvenendo a Tessennano deve essere fermato, verificato e spiegato pubblicamente.
Francesco Pratesi
Presidente Italia Nostra Maremma
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