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Viterbo - La mostra antologica, curata da Gianni Garrera, resterà aperta fino al 20 settembre - Sabato 18 luglio, alle 11, l'artista viterbese accompagnerà il pubblico in una speciale visita guidata a ingresso libero.

“La concreta bellezza” di Alfonso Talotta incanta palazzo Brugiotti

di Antonello Ricci
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Viterbo – Inaugurata il 18 giugno, allestita con sensibilità e poetica discrezione, per le cure del critico Gianni Garrera negli ambienti del Museo della ceramica della Tuscia a palazzo Brugiotti (Viterbo, via Cavour 67), “La concreta bellezza (Immagine e realtà)”, mostra antologica dell’artista visivo viterbese Alfonso Talotta, resterà aperta fino al 20 settembre prossimo. Eccezionalmente, sabato 18 luglio, con appuntamento alle ore 11, Talotta condurrà per il pubblico una speciale visita guidata d’autore (ingresso libero).

Alfonso Talotta

Alfonso Talotta


“Concreta bellezza” dunque. Così, già dal titolo, lo spettatore è messo sull’avviso. Talotta non è nuovo a tali peculiari segnaletiche semantico-grammaticali; se solo ripensiamo alla formula voluta per l’intensa (a tratti spettacolare) personale del 2022 realizzata attraverso le sale della Rocca Albornoz: “La presenza reale della pittura”. Da una parte il lessico critico di Talotta sa imporsi, costante e puntiglioso, ostinatamente fedele a sé stesso (non se ne stupiranno coloro che seguono più assiduamente l’opificio del maestro viterbese): presenza e bellezza, immagine e realtà.

Uovo o gallina, disgiungerebbe qui la sapienza popolare: ben sapendo che non può esservi risposta dirimente al quesito, se non un mantenere dispiegato, tutt’intero e in compresenza, l’orizzonte estetico che il dilemma impone. D’altro canto, l’enfatica anteposizione dell’aggettivo imposta alla presente antologica (“concreta bellezza”) è indicazione critica inequivocabile.

La mostra di Alfredo Talotta - Tracce

La mostra di Alfredo Talotta – Tracce


Retrospettivamente, ben 25 gli anni di attività e produzione indagati-rimpaginati nel percorso espositivo de “La concreta bellezza”: dalle tegole e “Mattonelle” del biennio 1999-2000 (con i supporti già-dati, prelevati cioè ex abrupto dal quotidiano, e trattati con mente e fabrilità artistiche ancora in tutto pittoriche) alle più recenti, ieratiche, totemiche “Pitture scolpite” (2024; mentre Talotta anticipa già l’intenzione-tentazione di un’avventura scultorea a 360°); passando per una fitta serie di esplorazioni formali i cui nudi titoli contrassegnano una rotta di ricerca limpida e costante, sempre-fedele alle proprie ossessioni creative, coerentissima, ma anche mossa da inquieta-incessante, proteiforme sperimentazione-metamorfosi: “Aperta” 2000, “Generatore” 2001 (dove, per senso e paradosso, liquidità-pittura e scultura-solidità trovano una prima seducente compresenza-osmosi), “Doppia” e “Frattura” 2003, “Ruvida” 2005 e via dicendo, fino alle “Tracce” 2018: mini allestimenti che, somigliando in vago alla serialità delle antefisse etrusche, tornano a vivificare nella tridimensionalità della terracotta le fulminanti suggestioni pittorico-“scrittorie” degli ormai remoti “Tracciati urbani” (1979-’80). Verso dove orienti, attraverso i lustri, la barra del timone impugnata da Talotta, ce lo racconta bene il prezioso, illuminante testo introduttivo dettato dal curatore Gianni Garrera per l’elegante ineccepibile catalogo targato Fondazione Carivit che accompagna la mostra: “La bellezza tutelare. Immagine e realtà”.

La mostra di Alfredo Talotta - Dittico

La mostra di Alfredo Talotta – Dittico


Secondo Garrera, prima di ogni realtà (la realtà-scultura, per esempio) sempre viene-torna l’immagine (cioè, la pittura). Forzando un poco i termini (e parafrasando-falsificando Orazio e Leonardo) ai fini della nostra riflessione, potremmo sentenziare: “ut pictura sculptura”. Piuttosto, umilmente, preferiamo limitarci a riformulare, semplificando, la potente questione: può un artista addentrarsi nell’efestio universo scultoreo (ceramico nella fattispecie), esplorarlo e fecondarsene, sempre-restando fedele al proprio sigillo originario e fondante, il proprio esser pittore?

La risposta, al termine della visita, è una, una soltanto, e semplicissima: sì. Splendidamente sì. Perciò te ne rendiamo merito, Alfonso Talotta. Grazie per questa tua splendida “Concreta bellezza”.

Antonello Ricci


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13 luglio, 2026

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