Caprarola – Riceviamo e pubblichiamo – Mentre a Ronciglione si accendono i riflettori sul convegno “Agricoltura rigenerativa, dalla ricerca nuove prospettive per la filiera del nocciolo”, tra le nostre aziende agricole e nei Noccioleti della Tuscia si respira un’aria ben diversa. C’è il silenzio pesante di chi lavora senza sosta per far quadrare i conti di un comparto ormai all’estremo delle forze. Come Presidente di un’associazione che rappresenta centinaia di agricoltori, prevalentemente produttori di nocciole, sento il dovere di fare una ferma critica, spero costruttiva, verso l’ennesimo evento che rischia di portare alla sottovalutazione della drammatica realtà dei fatti.
Nocciole
Parliamo tanto, forse troppo, di “agricoltura rigenerativa” e di “sostenibilità”, ma di quale sostenibilità stiamo discutendo? C’è una verità elementare che chi siede dietro a una cattedra o a un tavolo istituzionale sembra dimenticare: non può esserci sostenibilità ambientale o sociale senza sostenibilità economica. Un comparto in profonda crisi, piegato da avversità climatiche, parassiti e mercati instabili, non può rigenerare un bel nulla se prima non viene messo in condizione di sopravvivere. Per essere sostenibili, gli agricoltori hanno bisogno di ossigeno, ovvero di quel sostegno economico concreto che è stato ripetutamente promesso a seguito delle sistematiche calamità naturali che si sono succedute negli anni, e che a oggi ancora non ha avuto alcun riscontro tangibile.
Questo convegno, per come è stato realizzato, confezionato e strutturato nella scelta di certi relatori, rischia di rivelarsi l’ennesima passerella istituzionale. Un palcoscenico dorato dove si sprecano parole di circostanza e si presentano scenari futuristici, mentre le aziende reali affondano nel presente. Ci chiediamo: a cosa servono i grandi proclami teorici se poi le istituzioni latitano sui problemi quotidiani e strutturali?
Oggi è arrivato il momento di pretendere risposte immediate e fare domande precise: “Che fine ha fatto il tavolo tecnico sulla crisi della nocciola?”, “Che fine hanno fatto i ristori promessi a seguito della calamità naturale del 2025?”, “Come possono sostenersi le aziende senza questi sostegni economici?”. Non possiamo più accettare che le cabine di regia e i tavoli di confronto vengano aperti solo per calmare gli animi e poi lasciati morire nel dimenticatoio burocratico.
I relatori capiranno bene perché oggi le sedie dedicate ai veri protagonisti della corilicoltura, i “nocchiaroli”, saranno in gran parte vuote. Capiranno perché questo appuntamento rischia di essere un convegno in cui l’autoreferenzialità delle chiacchiere fatte a vuoto rischia di fare da padrona.
Noi agricoltori non abbiamo tempo per le sfilate e le passerelle perché per sostenerci, per rendere sostenibili le nostre attività di produzione di nocciole e difendere il futuro delle nostre famiglie, mentre nel convegno si discetta di teorie, dobbiamo essere al lavoro nei “nocchieti”. Perché la terra non aspetta la fine dei dibattiti, e la nostra dignità si difende producendo, in attesa che la politica si decida finalmente a fare la propria parte con i fatti e non con le parole.
Fernando Monfeli
Presidente Asta
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