Viterbo – “Viterbo è una città dove si vive bene, il problema è nel centro storico, lo spopolamento e il mancato sviluppo”. Sergio Saggini (presidente Ance) individua quello che ritiene essere il tallone d’Achille nel capoluogo della Tuscia. Insieme ad altre città è un male comune. Senza il mezzo gaudio.
Frontini, Merlani, Belli, Saggini
Saggini, insieme a Domenico Merlani (presidente camera di commercio), Andrea Belli (presidente Unindustria) e la sindaca Chiara Frontini, è nel cortile di palazzo dei Priori per provare a tracciare il futuro della Tuscia e le sfide che attendono il territorio.
Intervistati da Cristina Pallotta per Ombre, si parte da un quadro di quelli che sono punti di forza e debolezze.
“L’aspetto positivo – osserva Merlani – è la crescita del turismo molto importante nella Tuscia, frutto di anni di lavoro. Abbiamo poi eccellenze industriali. Il distretto a Civita Castellana è un’eccellenza italiana. Ma annovero anche l’export. Nostre imprese stanno crescendo, soprattutto per il flusso verso i paesi europei”.
Il rovescio della medaglia, inevitabile. “Il valore aggiunto pro capite – continua Merlani – molto basso. Il più basso nel Lazio e fra i più bassi a livello nazionale. Altro freno è l’invecchiamento della popolazione, un trend che interessa il nostro paese, non solo Viterbo, ma è preoccupante, perché si registra una riduzione delle competenze e i giovani si allontanano”.
Frontini, Merlani, Belli, Saggini e Pallotta
Andrea Belli vede nelle imprese resilienti un punto di forza. “Quelle piccole devono essere aiutate a crescere – osserva Belli – chi fa impresa sul territorio va premiato due volte rispetto a realtà quali Milano o Roma. Noi abbiamo vantaggi strategici come la posizione, una qualità della vita altissima. Asset da sfruttare.
Ma non dobbiamo compiacerci della bellezza del nostro territorio. Siamo in competizione con altri comunque belli. Occorre lavorare sul marketing per migliorarlo. Abbiamo la vicina Toscana che lo fa in modo massiccio”.
Viterbo è una città appetibile, a due passi da Roma. La descrive così Sergio Saggini. “Il problema è lo spopolamento del centro storico e il suo mancato sviluppo – osserva Saggini – un centro storico nell’abbandono e potrà sembrare strano che sia un costruttore a dirlo. Ma è un problema comune. Altri centri ne soffrono in Italia, il cuore di una città non può essere solo movida o turismo, seppure siano una parte importante.
Ai giovani che se ne vanno, invece, dobbiamo dire che possono rimanere a Viterbo e avere un futuro”.
Vede nel territorio, il punto di forza, Chiara Frontini: “Si presta a una tipologia di turismo che va per la maggiore, lento. I limiti sono diversi, alcuni derivano da scelte che ci hanno portato ad avere difficoltà, come nei collegamenti. Ma è un aspetto che non riguarda il turismo. Penso a Siena, fortemente turistica, ma arrivaci col treno…”.
Sollecitati su quanto un’amministrazione locale possa influire sullo sviluppo di un territorio, Saggini ritiene che la politica debba avere una visione e un aspetto su cui lavorare è il partenariato con i privati.
Agevolare un’impresa che magari s’impegna a realizzare opere, diversamente difficili da portare a compimento con i soli fondi pubblici. Mentre Belli chiede al pubblico d’agevolare chi fa impresa. Tempi certi e minore burocrazia. Il consorzio unico industriale, varato dalla regione, cui fra gli altri hanno aderito Viterbo e Civita Castellana, va in questa direzione.
Mentre su un fronte molto dibattuto, quello della cultura, Merlani ritiene che sia un valore aggiunto e un moltiplicatore economico enorme, seppure occorra far sì che gli imprenditori ci investano.
Chi arriva ha bisogno di servizi, dalla ricettività alla ristorazione.
La sindaca Frontini, invece, vede un obiettivo: che Viterbo e la Tuscia si affermino come luogo dove investire, attraente. Privo di barriere e aperto. Un bene eventuali imprese o aziende esterne che entrano, uno stimolo alla crescita e alla competizione.
Giuseppe Ferlicca
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY