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Politica - La giunta comunale definisce la destinazione dei tre immobili recuperati: arti performative, progetti culturali e attività educative per l'infanzia al centro della strategia per rivitalizzare il centro storico e sostenere la candidatura di Viterbo a Capitale europea della cultura 2033

Nuova vita per Sant’Orsola, Scuderie del Bramante ed ex Onmi: saranno poli della cultura e della formazione

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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La ex chiesa di Sant’Orsola destinata allo svolgimento di attività riconducibili alle arti formative, quale spazio di produzione formazione e fruizione culturale condivisa, le ex scuderie papali di Piazza Sallupara, che prenderanno il nome di scuderie del Bramante, diventeranno uno spazio prevalentemente dedicato alle arti formative contemporanee, con particolare attenzione a progetti che possano garantire una presenza continuativa nel quadrante urbano di riferimento e che favoriscano l’accesso alla produzione culturale e l’incontro tra pratiche artistiche e comunità locale; l’immobile ex Onmi – opera nazionale maternità e infanzia – sarà destinato allo svolgimento di attività culturali, educative e formative rivolte prevalentemente all’infanzia e alle giovani generazioni, con particolare attenzione ai percorsi di educazione musicale e a progettualità capaci di radicarsi stabilmente nel contesto urbano di riferimento e di consolidare il rapporto tra istituzioni culturali, famiglie e comunità locale.

Viterbo - La chiesa di Sant'Orsola

Viterbo – La chiesa di Sant’Orsola


Questo, in sintesi, quanto stabilito dalla giunta comunale, con la recente approvazione della delibera riguardante gli indirizzi per la valorizzazione e l’utilizzo degli immobili comunali restituiti alla disponibilità dell’ente, a seguito di interventi di recupero e riqualificazione. 

“La scelta di riqualificare il patrimonio immobiliare comunale in centro storico risponde all’obiettivo preciso, non solo di migliorare il decoro generale, ma anche di far frequentare e rendere sempre più vivi gli spazi urbani dentro le mura – sottolinea la sindaca Chiara Frontini -. Questo è un chiaro obiettivo strategico che abbiamo sempre affermato. Alla base di tutti questi interventi di riqualificazione e ristrutturazione dei tanti immobili di proprietà comunale che erano rimasti negli anni in disuso, oltre alle opere pubbliche, ci siamo chiesti fin da subito come renderli vivi. Abbiamo pertanto definito che il contenuto, oltre al contenitore, andrà ad animare lo spazio al termine dei cantieri, con l’obiettivo di far arrivare le persone nel centro storico e di rendere vive quelle parti del centro storico. Nell’ottica della candidatura di Viterbo a capitale europea della cultura è chiaro che la destinazione culturale delle strutture, una volta tornate nella piena disponibilità dell’ente, cosa che avverrà a breve, sia la prospettiva più compatibile e funzionale per la città, per chi la abita e per chi la vive”. 

Decisione che richiama gli obiettivi del documento unico di programmazione 2026-2028, in particolar modo quelli inerenti la cultura e l’educazione per lo sviluppo dell’individuo e del territorio, ma anche come fattore abilitante della vita cittadina, la costruzione della candidatura di Viterbo a capitale europea della cultura 2033 e l’educazione come veicolo per la piena espressione della potenzialità dei giovani. 

“Le pietre sono mute, tocca agli uomini decidere che voce avranno – commenta l’assessore alla capitale europea della cultura Alfonso Antoniozzi -. Con questa delibera abbiamo deciso che la voce dell’ex chiesa di Sant’Orsola sia quella delle associazioni cittadine che da tempo han bisogno di uno spazio di prova, mentre la musica sarà la voce dell’ex-Onmi e le arti performative contemporanee quella delle Scuderie del Bramante. Abbiamo voluto voci che  possano raccontare la meraviglia, il dubbio, il talento che nasce, lo studio ostinato, l’intuizione, la libertà, la bellezza che si condivide, perché siamo convinti che una città finisce sempre per assomigliare alle voci che sceglie di ascoltare”.

I suddetti immobili saranno a breve riconsegnati all’ente, dopo il completamento degli interventi di recupero, restauro e rifunzionalizzazione. “Il recupero di un immobile pubblico non esaurisce il proprio significato nell’intervento edilizio che lo rende nuovamente fruibile – aggiungono e concludono Frontini e Antoniozzi -, ma trova il proprio compimento nell’individuazione di funzioni coerenti con la storia dei luoghi, con i bisogni della comunità e con gli indirizzi strategici dell’amministrazione”.

Comune di Viterbo


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3 luglio, 2026

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