Viterbo – “È più cristiano limitarsi a pregare o fare?”, Pif e Michele Astori, sceneggiatore e coautore, protagonisti della terza serata del Tuscia film fest, a piazza San Lorenzo ieri sera per presentare il loro film “…che Dio perdona a tutti”. Per assistere all’evento piazza San Lorenzo era strapiena.
Michele Astori con Pif
“…che Dio perdona a tutti” è l’ultimo film scritto e diretto da Pif, tratto dal suo omonimo romanzo pubblicato nel 2018. La pellicola, una commedia italiana della durata di 113 minuti, vede nel cast, oltre allo stesso Pif, Giusy Buscemi, Francesco Scianna, Carlos Hipólito, Maurizio Marchetti e Domenico Centamore.
La commedia, ambientata nella Sicilia dei giorni nostri, racconta la storia di Arturo, agente immobiliare brillante nel lavoro, ma decisamente meno fortunato nella vita sentimentale. Finché non incontra Flora, di cui si innamora dal primo istante e con cui si ritrova a condividere la profonda passione per la pasticceria siciliana.
Pif prima della serata annuncia la vittoria di Sinner a Wimbledon
Tra i due sembra nascere una relazione perfetta, ma a dividerli c’è una differenza sostanziale: Flora è una cattolica fervente, mentre Arturo ha smesso di credere fin da bambino. Pur di non perdere la donna della sua vita, Arturo decide di fingersi credente, iniziando un percorso che lo costringerà a confrontarsi con la fede, con la propria coscienza e con la contraddizione dei principi professati e la vita quotidiana.
Tra equivoci e momenti di riflessione, il film affronta con il consueto tono ironico di Pif temi come l’amore, la religione, la verità e la coerenza personale, interrogandosi su cosa significhi davvero vivere secondo i valori cristiani. Tra i protagonisti, in veste di guida spirituale, la figura di papa Francesco. “Il papa è subentrato – ha specificato Pif – mentre scrivevo la sceneggiatura, ma non volevo che fosse identificabile l’identità di papa Francesco, perché temevo che ci limitasse nella scelta dell’attore”.
Tutto il film gioca sull’equilibrio tra la scuola di gesuiti e quella degli agnostici. Sulla fede religiosa e su cosa significhi essere credenti.
Pif al secolo Pierfrancesco Diliberto
“La scrittura di questo film ha coinciso – ha raccontato lo sceneggiatore Michele Astori -, nonostante l’ironia, con un momento di sbandamento agnostico”. Scelta religiosa sia di Pif che di Astori. “Questa crisi era presente – ha continuato a spiegare Astori – durante la scrittura del film e quindi c’è entrata involontariamente, anche se l’abbiamo vissuta con due sensibilità diverse”.
Michele Astori
Per Astori, infatti, il ruolo della preghiera restava di fondamentale importanza e non bastavano le sole azioni come unico appiglio visibile. Mentre Pif era rimasto fedele all’idea dell’azione come più grande atto religioso.
“La passione per i dolci mi farà scoprire se Dio esiste davvero, morirò per la troppa ricotta”, ha scherzosamente affermato Pif ricordando Arturo, il protagonista del film.
Tuscia film fest, a piazza San Lorenzo
“Non credo – ha detto Pif – in coloro che non si interrogano su Dio. Per me è fondamentale la domanda, il dubbio. È proprio dal dubbio che nascono le certezze. Sento una sorta di repulsione per quella cristianità che dimostra passione per il santo, per i festeggiamenti in suo onore e poi impreca. Mi rendono un po’ allergico al mondo cristiano queste usanze.
È più cristiano limitarsi a pregare o fare? Bisogna educare i bambini a cercare Dio, lasciandoli liberi e facendogli capire che va bene qualunque risposta. È salutare ed è una ricerca continua, come il senso della vita”.
Pif e Astori hanno poi discusso del rapporto artistico che li lega ormai da diversi lavori. “Non sentiamo di star lavorando quando siamo insieme – ha dichiarato Pif -. Sin da subito, ci sembrava di conoscerci da sempre e il divertimento, il gioco ci alleggerisce sempre”.
Tuscia film fest, a piazza San Lorenzo – La serata con Pif e Michele Astori
L’attore ha poi spiegato il messaggio che si cela nell’ultima battuta del film, “è rivoluzionario ciò che dice papa Francesco, perché spiega che le nostre preghiere sono uguali a quelle del papa. Questa è una parte che abbiamo aggiunto solo dopo la morte di papa Francesco. Inizialmente, quando era ancora in vita e noi non avevamo concluso la stesura, l’idea era di chiudere con l’immagine di lui che gustava un’arancina”.
Nicole Tarantello
Michele Astori con Pif
Tuscia film fest, a piazza San Lorenzo – La serata con Pif e Michele Astori
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