Viterbo – “Sulla morte di Abderrahim Fakir è giusto volere chiarezza ma l’aggressione alle forze dell’ordine non va bene”. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, durante un incontro all’interno del cortile di palazzo dei Priori.
Matteo Piantedosi
È stato il protagonista di un dibattito sulla sicurezza che ha visto anche gli interventi della vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna e del segretario generale Siulp, il principale sindacato della polizia di Stato, Felice Romano.
A moderare l’incontro la giornalista di Repubblica, Federica Angeli.
Presenti all’evento, tra gli altri, la sindaca di Viterbo, Chiara Frontini, il prefetto Sergio Pomponio, il questore Giorgio Di Munno, il comandante provinciale dei carabinieri, Alfredo Antro, il consigliere regionale Daniele Sabatini.
Viterbo – L’incontro con il ministro Matteo Piantedosi
Il tema affrontato è stato quello della sicurezza e delle forze dell’ordine. Il ministro si è soffermato sui recenti fatti di Bologna: un uomo di origine marocchina di 43 anni, Abderrahim Fakir, è morto nel quartiere Pilastro dopo essere stato bloccato a terra e ammanettato dalla polizia.
Secondo quanto ricostruito, le forze dell’ordine erano intervenute a seguito di una segnalazione da parte dei cittadini per un’auto danneggiata e un uomo che dava in escandescenze.
Il caso di Bologna è il primo in cui è stato applicato lo scudo penale per i poliziotti.
È stato organizzato un presidio per Fakir che aveva il fine di chiedere verità e giustizia poi sfociato in un violento scontro davanti a prefettura e questura.
Matteo Piantedosi e Federica Angeli
“L’episodio è tragico – ha detto il ministro Piantedosi – quando una persona perde la vita nelle mani dello Stato è sempre grave e ci deve fare riflettere. Allo stesso tempo siamo in un’epoca in cui possiamo usufruire di un’iperdocumentazione video e fotografica che è stata prodotta in questa circostanza. E il personale, in questo caso specifico, si è autodotato di una bodycam. I video offrono le immagini di un danneggiamento ad una macchina da parte del 43enne morto. La procura di Bologna sta indagando sul caso. Lo scudo penale non vuole essere una forma di immunità – ha precisato il ministro -, ma quando un fatto è documentato non si viene iscritti nel registro degli indagati. Questo non significa, ovviamente, che non saranno fatti accertamenti. È giusto esprimere dubbi, giusto volere la chiarezza su tutto ma convocare una manifestazione in cui vengono aggredite le forze dell’ordine non va bene”.
Felice Romano (Siulp)
Sullo stesso argomento è intervenuto Felice Romano (Siulp) che ha difeso l’operato dei poliziotti. “Il cittadino ha il diritto di esprimere un suo giudizio negativo anche forte, ma se le istituzioni soffiano sul fuoco della protesta non si sa mai dove si va a finire – ha spiegato Romano -. Noi subiamo un’aggressione ogni tre ore solo per le attività di controllo del territorio. Gli operatori, nel caso di Bologna, sono stati chiamati dai cittadini, che vedendo comprimere i loro diritti, hanno contattato la polizia. I colleghi – ha ricostruito Romano – poggiavano sulle loro ginocchia non sul soggetto, uno dei due ha addirittura subito un morso dalla vittima. La vera questione è che siamo sereni sulla loro professionalità. Per noi sicurezza è sinonimo di sicurezza sociale, ovvero garantire ai cittadini di vivere i loro territori con serenità”.
Felice Romano e Antonella Sberna
Passando a un tema più generico rispetto ai fatti di Bologna, la vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna, ha parlato di prevenzione e fondi distribuiti dall’Europa.
“L’Ue ha messo in campo diverse attività per aiutare gli stati membri – ha spiegato Sberna -. Ci sono tante risorse che fanno parte di vari programmi, a partire dalla coesione, che ha al suo interno tutta una serie di linee messe alla disponibilità degli stati membri. Servono a creare quegli ambienti che non favoriscono criminalità organizzata ma neanche microcriminalità. Ci saranno 4 linee di finanziamento per permettere agli stati membri e alle regioni di pianificare, modificare, rimodulare gli interventi”.
La parola è di nuovo passata al ministro sul decreto Caivano e sul tema dell’immigrazione. “In merito alla riqualificazione sociale voglio fare l’esempio di un impianto sportivo a Caivano – ha raccontato Piantedosi – che ora offre a tanti giovani dei territori per fare sport, a costi accessibili, e trasmettere un patrimonio valori”. Poi un focus sull’importanza della videosorveglianza nella risoluzione di casi di criminalità. “Il 60% dei reati – ha detto Piantedosi – viene risolto grazie alle telecamere e metteremo in campo la distribuzione anche nel Lazio”.
Federica Angeli
Ancora sulle politiche migratorie. “Abbiamo lavorato con la visione di poter operare affinché il flusso si fermasse alla fonte – ha raccontato il ministro dell’Interno -. Dietro al traffico delle migrazioni, solo nel 2023 abbiamo calcolato un miliardo e duecento milioni di dollari di valore finiti nelle mani dei trafficanti illegali. Abbiamo combattuto questo meccanismo andando direttamente nei paesi da dove partono questi flussi. Quest’anno c’è stata una riduzione del -54%. In più a Lampedusa abbiamo ampliato e bonificato il centro di accoglienza. Una politica pragmatica e realistica per una migrazione controllata e mitigata dai governi”.
“Chi necessita asilo ed è rifugiato riceverà sempre accoglienza e supporto – ha poi spiegato la vicepresidente del Parlamento europeo -. Noi stiamo combattendo i trafficanti che approfittano della disperazione di queste persone e tentano di arricchirsi”.
A concludere un passaggio sulla delinquenza e l’impennata di giovani più violenti e più inclini ai reati. “Una volta – ha ricordato Romano del Siulp – c’era il culto del rispetto della autorità e delle istituzioni. Per noi la sicurezza non è ordine pubblico ma sicurezza sociale. Se noi non educhiamo i giovani in tal senso, si arriva a questo. Ma una politica fatta in via preventiva dà sempre i suoi effetti positivi”.
Elisa Cappelli
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