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Uno stiletto artigianale e oggetti contundenti nella rissa: nove indagati per l’omicidio di Mohammed Channoun

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Il carcere di Viterbo

Il carcere di Viterbo

Viterbo – Omicidio in concorso e rissa aggravata. Sono queste le ipotesi di reato sulle quali la procura di Viterbo sta lavorando per fare piena luce sull’omicidio avvenuto giovedì 16 luglio nel carcere Nicandro Izzo di Mammagialla. Nove i detenuti iscritti nel registro degli indagati: un passaggio che consentirà agli inquirenti di ricostruire le responsabilità di ciascuno dei partecipanti alla rissa e, soprattutto, di individuare chi abbia sferrato il colpo mortale a Mohammed Channoun, il detenuto marocchino di 26 anni raggiunto da una coltellata alla schiena e morto all’interno della casa circondariale.

A fare piena luce sulle cause esatte del decesso e sugli ultimi minuti di vita del giovane sarà l’autopsia, disposta dalla procura. L’esame autoptico dovrà confermare la dinamica dell’aggressione e fornire ulteriori elementi utili a stabilire come si siano svolti i fatti all’interno dell’area passeggio.

L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero Flavio Serracchiani, assieme al procuratore capo Mario Palazzi. Entrambi, nelle ore immediatamente successive all’omicidio, hanno effettuato un sopralluogo all’interno del penitenziario viterbese. Sul caso stanno lavorando gli investigatori della squadra mobile della questura di Viterbo insieme agli agenti della polizia penitenziaria, mentre gli specialisti della polizia scientifica hanno eseguito i rilievi nell’area in cui è scoppiata la violenta rissa.

Proprio dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza gli investigatori si attendono le risposte più importanti. I filmati, acquisiti e già al vaglio degli inquirenti, dovranno consentire di ricostruire l’intera sequenza dello scontro, verificare il comportamento di ciascuno dei nove detenuti coinvolti, attribuire le singole responsabilità e dare un nome all’autore materiale del fendente mortale.

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, la violenza non si sarebbe limitata all’utilizzo di un’arma da taglio. Durante la rissa sarebbero infatti stati impiegati anche diversi oggetti contundenti e altri strumenti rudimentali realizzati artigianalmente all’interno del carcere. L’arma del delitto sarebbe uno stiletto di fabbricazione artigianale, una lama rudimentale che avrebbe colpito Channoun alla schiena provocandone la morte.

Gli accertamenti dovranno chiarire anche come siano stati realizzati e occultati gli oggetti utilizzati nello scontro e se vi siano state eventuali falle nei controlli interni.

Resta infine ancora da individuare il movente. Tra le piste seguite dalla procura c’è quella di un regolamento di conti maturato tra gruppi contrapposti di detenuti, ma nessuna ipotesi viene esclusa. Anche sotto questo profilo saranno determinanti le testimonianze raccolte, gli accertamenti investigativi e soprattutto le immagini registrate dalle telecamere, considerate dagli inquirenti l’elemento chiave per ricostruire quanto accaduto giovedì mattina nel carcere di Mammagialla.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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