Viterbo – Cane finisce in una fossa di liquami e muore dopo 38 giorni di agonia.
Il rottweiler Django
È morto dopo 38 giorni di agonia Django, un rottweiler di due anni e mezzo finito il primo luglio in una fossa a cielo aperto in località Pozzo Ranieri, nel Viterbese. L’animale, trovato immerso fino al collo in una sostanza scura e fangosa, era stato ricoverato in condizioni gravissime e sottoposto anche a terapia intensiva e emodialisi. È deceduto l’8 agosto per una compromissione polmonare, dopo aver perso 25 chili.
A raccontare la vicenda sono la proprietaria, Sara Carnassale, imprenditrice di 49 anni, e il compagno Giuseppe Gasbarri, che hanno presentato una denuncia. Secondo quanto riferito dalla donna, la sostanza nella quale era finito il cane aveva un forte odore chimico. Gasbarri, durante le ricerche dell’animale, si sarebbe calato nella fossa per recuperarlo, entrando a sua volta in contatto con il materiale.
Quel giorno i tre cani della coppia si erano allontanati dall’abitazione dopo un malfunzionamento del cancello d’accesso, attribuito a sbalzi elettrici. Durante le ricerche, Gasbarri ha trovato Django in un fossato profondo circa 60-70 centimetri, in un campo aperto e a circa 300 metri dalla casa.
Dopo il recupero, il rottweiler è stato portato inizialmente in una struttura veterinaria di Viterbo, trasferito a Terni e infine al policlinico UniCura Roma Sud. Negli atti depositati in procura viene descritta una grave intossicazione acuta sistemica, con necessità di terapia intensiva e emodialisi. La proprietaria riferisce inoltre che negli esami tossicologici sarebbe stato isolato un composto organofosforico.
Il rottweiler Django
Secondo quanto riportato dalla famiglia, nel pannello tossicologico sarebbe emersa una sostanza organofosforica riconducibile a un composto vietato nell’Unione europea. Un elemento che, però, dovrà essere verificato dagli accertamenti scientifici: saranno le analisi a stabilire quale sostanza fosse effettivamente presente nella fossa e quale ne fosse la provenienza.
L’8 luglio Carnassale e Gasbarri hanno presentato una querela al Nipaaf dei carabinieri forestali di Viterbo. Il loro legale, l’avvocato Giacomo Romano, ha quindi chiesto alla procura il sequestro preventivo dell’area, la sua recinzione e segnalazione, oltre al campionamento della fanghiglia, degli eventuali percolati, dei residui e del terreno circostante.
Nell’istanza viene inoltre segnalato che l’area sarebbe stata priva di recinzioni e segnaletica. La famiglia chiede di verificare anche l’eventuale presenza di un rischio sanitario e ambientale e, se necessario, l’adozione di misure di contenimento e bonifica.
La fossa, secondo quanto riferito dalla proprietaria, si trova a circa 300 metri in linea d’aria dall’abitazione della coppia e a poca distanza da un campo estivo frequentato quotidianamente da bambini. Da qui la richiesta di chiarire cosa contenesse quella sostanza e se possa rappresentare ancora un pericolo.
Sulla possibile origine del materiale, sono avanzate alcune ipotesi, parlando di possibili scarichi illegali o di sversamenti riconducibili ad attività agricole. Si tratta, allo stato, di supposizioni e non di circostanze accertate.
Il rottweiler Django
Anche la coppia, dopo il ritrovamento del cane e l’esposizione alle esalazioni, avrebbe accusato disturbi, riferendo episodi di vomito protratti per circa tre giorni.
Ora saranno gli accertamenti della procura e le analisi dei campioni a dover chiarire la composizione della sostanza, la sua eventuale pericolosità e la provenienza, oltre all’eventuale correlazione tra l’intossicazione subita da Django e la sua morte.
La famiglia, intanto, chiede giustizia per il proprio cane e che venga fatta piena luce su quanto accaduto.
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