Viterbo – C’è anche Viterbo nella storia del rapporto, politicamente lontano ma musicalmente profondo, tra Giorgia Meloni e Francesco Guccini.
Era il 28 marzo 2004. Meloni aveva 27 anni e partecipava in città al congresso nazionale di Azione giovani, una tappa importante della sua crescita politica. Da quell’appuntamento sarebbe uscita alla guida dell’organizzazione giovanile di Alleanza nazionale, dopo il confronto con Carlo Fidanza.
Proprio dal palco viterbese scelse di chiudere il suo intervento richiamando Cirano di Guccini, parafrasandola un po’, una delle canzoni di Guccini che più amava.
“Voglio chiudere il mio intervento così – disse la giovanissima Meloni -. Facciamola finita, venite tutti avanti, nuovi protagonisti, politici rampanti. Venite, portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false. E voi materialisti con il vostro chiodo fisso che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso. Le verità cercate per terra da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali. Tornate a casa, nani. Levatevi davanti, per la mia rabbia immensa mi servono giganti. Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco, e al fine della licenza io non perdono e tocco. Grazie”.
Il riferimento a Guccini non fu episodico. “Cirano” tornò anche in altri interventi della futura presidente del consiglio, mentre le canzoni del cantautore, pur provenendo da un mondo politico lontanissimo, facevano parte anche del patrimonio musicale di una parte della destra giovanile.
Il congresso di Viterbo segnò intanto un passaggio importante della carriera di Meloni. Due anni più tardi sarebbe entrata in Parlamento e successivamente sarebbe diventata vicepresidente della camera.
Ventidue anni dopo, alla morte di Guccini, la presidente del consiglio ha ricordato pubblicamente quel legame.
“Francesco Guccini ha interpretato inquietudini e ideali di generazioni di italiani. E io ho amato profondamente la sua musica e le sue canzoni. Conosco a memoria molto dei suoi testi. Splendidi, poetici, lirici. Cirano e Cristoforo Colombo sono tra le composizioni più belle e profonde della musica italiana, e io gli sono grata per il contributo che ha dato alla mia formazione ideale”.
Meloni ha poi aggiunto: “Continuerò a cantare le sue canzoni, e a ringraziarlo per averci regalato delle emozioni. Lo farò nonostante probabilmente non ne sarebbe contento, nonostante abbia letto le sue dichiarazioni livorose verso di me. Perché non mi appartiene e non mi apparterrà mai l’ideologia: sono una persona libera e la libertà di leggere e ascoltare tutto, al di là delle differenze, sarà sempre la mia bussola”.
Una distanza politica rimasta netta fino alla fine, dunque, senza cancellare un legame musicale che ebbe proprio a Viterbo uno dei suoi passaggi più significativi.
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