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Cronaca - L'immagine verrà esposta durante il presidio di Piazza Palestina in programma venerdì 4 settembre a piazza del Comune

Santa Rosa diventa una “Rosa palestinese” contro la guerra: l’iniziativa che vuole fondere simbolicamente Viterbo e Gaza

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Viterbo - Una "Rosa palestinese"

Viterbo – Una “Rosa palestinese”

Viterbo - Turisti a piazza del Comune

Viterbo – Turisti a piazza del Comune

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Da settembre dello scorso anno il Tavolo per la Pace di Viterbo – coordinamento di organizzazioni e singole/i cittadine/i impegnati nella difesa dei diritti umani, della pace e della solidarietà – promuove un presidio in piazza del Plebiscito per denunciare l’orribile condizione in cui continua a vivere il popolo palestinese, a Gaza e in Cisgiordania.

Una situazione che, per quanto riguarda Gaza, la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta istituita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha qualificato esplicitamente come genocidio, concludendo nel settembre 2025: “The Commission finds that Israel is responsible for the commission of genocide in Gaza”.

Nel tempo, al presidio si sono unite anche persone e realtà esterne al Tavolo, che vi partecipano esprimendo liberamente le proprie opinioni, per cui l’esperienza è stata così ribattezzata “Piazza Palestina” e, pur mantenendo al centro la questione palestinese, ha progressivamente allargato lo sguardo agli altri conflitti che insanguinano il mondo e al vertiginoso aumento delle spese militari, alimentato da quello che papa Leone XIV ha definito “un falso realismo che riarma le menti, le parole e le nazioni”.

Negli ultimi mesi il presidio si tiene il venerdì, dalle 19 alle 20. Il prossimo appuntamento sarà venerdì 4 settembre, festa di Santa Rosa, e proprio a Rosa da Viterbo sarà dedicata l’iniziativa.

Rosa appartiene profondamente alla storia e alla memoria della nostra città ed è amata dalla maggior parte dei viterbesi, credenti e non credenti. La sua devozione ha inoltre superato da tempo i confini della Tuscia e dell’Italia, arrivando fino all’America Latina e all’Argentina, dove esistono chiese ed effigi a lei dedicate.

Anche per questo, vogliamo che la ricorrenza del 4 settembre 2026 sia ricordata anche per la presenza di una “Rosa palestinese”: accanto allo striscione di Piazza Palestina sarà esposta un’immagine di Rosa nella quale l’abito della giovane e il paesaggio che la circonda fondono simbolicamente Viterbo e Gaza.

L’immagine è accompagnata da due messaggi che mettono in evidenza ciò che lei ha vissuto e in cui le persone di Piazza Palestina credono: una pace disarmata e disarmante e la vita più forte della guerra.

Questa volta non ci saranno interventi o discorsi. Saranno invece lette poesie, testimonianze e brani, più o meno conosciuti, dedicati alla Palestina, agli altri teatri di guerra e, più in generale, ai valori della pace, della dignità umana e della solidarietà. Le letture saranno intervallate da brani musicali.

All’iniziativa sono stati invitati a partecipare anche il vescovo e la sindaca di Viterbo a cui abbiamo proposto di leggere un loro brano.

Rosa portava il pane a chi aveva fame. Oggi quel pane ci chiede di guardare a Gaza dove il 90% della popolazione presenta insicurezza idrica, dove mancano i farmaci essenziali e i presidi medici per curare decine di migliaia di pazienti, dove si praticano amputazioni agli arti senza anestesia, dove le condizioni igieniche hanno fatto proliferare orde di ratti che mordono persino le guance dei neonati.

Si racconta che Rosa ebbe il coraggio di opporsi pubblicamente al potere imperiale di Federico II, pagando la sua scelta con l’esilio da Viterbo e che fu rifiutata dalle stesse Clarisse per via delle sue precarie condizioni di salute. Non è forse questa oggi la sorte di chi si batte per la pace, denunciando le responsabilità dei potenti di turno e subendo spesso l’incomprensione delle stesse persone per le quali ci si impegna e del proprio governo?

Si racconta che, mentre Rosa si trovava alla fonte di piazza della Rocca insieme alla madre, una donna, deliberatamente, la urtò e le fece cadere di mano la brocca di terracotta, rompendola. Rosa raccolse pazientemente tutti i frammenti, li riaccostò e, dopo aver fatto una preghiera, la brocca tornò perfettamente integra e piena d’acqua.

Allo stesso modo vorremmo che da tutte le macerie di Gaza e di tutti gli altri teatri di guerra risorgessero case, scuole e ospedali; luoghi sicuri nei quali, prima di tutti, le bambine e i bambini possano crescere senza paura e costruire liberamente il proprio futuro.

Perché dalle macerie si può ricostruire. Perché la vita è più forte della guerra.

Quel giorno ricorderemo anche don Ivo Bruni, che fino al suo ultimo giorno ha sostenuto logisticamente e moralmente il Presidio.

Piazza Palestina


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31 agosto, 2026

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