Vetralla – Riceviamo e pubblichiamo – Gentile direttore, l’iter per giungere alla realizzazione del parco archeologico di Norchia segna formalmente un ulteriore punto a favore del progetto.
La giunta comunale di Vetralla ha approvato una deliberazione il 7 agosto scorso, con cui si è detta favorevole all’istituzione del parco.
Ho letto con attenzione e altrettanta curiosità il testo votato e deliberato, relativo a un tema sul quale ho in precedenza esposto alcune mie riflessioni e perplessità.
Qui ho modo di sviluppare ulteriormente le prime e di vedere purtroppo aumentato il numero delle seconde.
All’iniziativa della giunta comunale di Viterbo (che ha approvato una deliberazione a inizio giugno), si somma oggi quella vetrallese.
Chi auspica la nascita di questo gioiello della cultura locale non può comunque che esserne felice. Questo voto significa evidentemente consapevolezza dell’esistenza della necessità di affrontare il tema, che quindi è oggettivamente all’ordine del giorno delle amministrazioni interessate. E come si sa, già questo è un indice positivo per la possibile realizzazione di un intervento pubblico.
Se però leggiamo con cura il corpo dell’atto approvato a Vetralla poco più di una settimana fa, le cose cambiano, non poco, e sono più i dubbi e i nodi irrisolti che la delibera lascia sul tavolo, rispetto alla certezza che la strada intrapresa possa essere quella migliore per realizzare il parco su cui molte speranze di sviluppo locale si proiettano.
La delibera della giunta vetrallese giunge infatti a poche settimane dal voto contrario del 29 giugno, quando il consiglio comunale di Vetralla rigettò una proposta di delibera consiliare avanzata in quella sede dalla minoranza. Ho già scritto in merito a quel voto.
La minoranza aveva ipotizzato, in quell’occasione, una proposta di delibera del consiglio comunale che ricalcava sostanzialmente quella della giunta comunale viterbese approvata un paio di settimane prima. Nulla di più, nulla di meno.
La giunta vetrallese oggi invece si discosta significativamente dal testo viterbese e ipotizza altri scenari. L’esito di questo cambio di rotta porta più rischi che certezze, a mio avviso, per tre ragioni.
In primo luogo, nella delibera di giunta vetrallese sparisce il riferimento al fatto che il nuovo parco dovrebbe essere non solo “archeologico”, ma anche “naturalistico” (aggettivo quest’ultimo presente nel testo viterbese, riproposto dalla minoranza consiliare vetrallese il 29 giugno, ma espressamente rigettato nel testo della giunta vetrallese, proprio perché si vuole evidentemente evitare che il parco possa vantare una qualsivoglia valenza ambientale, coi relativi vincoli annessi).
Per la giunta vetrallese, quindi, la futura perimetrazione dovrebbe essere limitata alle sole aree di effettivo, esclusivo e attuale interesse archeologico, e il progetto dovrebbe garantire il pieno rispetto delle attività agricole, forestali, venatorie, produttive e turistico-ricettive nei terreni circostanti. Sono clausole comprensibili da un certo punto di vista, nate per rassicurare chi temeva vincoli sulle attività del territorio. Ma segnano, di fatto, uno scarto che appare ineludibile tra l’idea viterbese e quella vetrallese, su quale e cosa debba essere il futuro parco, e di conseguenza produce un ridimensionamento netto dell’ambizione originaria.
Si scivola dall’idea di un parco “a rete”, multidimensionale, a un intervento più circoscritto, prudente, quasi difensivo nei confronti del proprio stesso oggetto.
Le cose stanno realmente così? È questo il progetto di cui le parti interessate hanno pubblicamente parlato nell’incontro del 10 giugno, presso l’auditorium Fondazione Carivit di Viterbo, quando si tenne il II convegno sull’istituzione del parco archeologico di Norchia, Castel d’Asso e Grotta Porcina, con la partecipazione di numerosi soggetti istituzionali coinvolti?
In secondo luogo, come appena ricordato, la proposta votata a Viterbo e avanzata a fine giugno in consiglio comunale a Vetralla, richiamava espressamente il concetto di “parco archeologico a rete”, pronto quindi a tenere assieme con un unico filo Norchia, Castel d’Asso e Grotta Porcina in un disegno unitario di tutela, fruizione e valorizzazione, anche in forza di accordi istituzionali che dovrebbero essere sottoscritti tra amministrazioni locali, Regione e ministero della Cultura. La delibera di agosto della giunta vetrallese sembra restringere invece il raggio di azione e da un lato si limita a richiamare un generico raccordo con gli “altri siti di interesse archeologico del comprensorio” e dall’altro sparisce il richiamo ai siti viterbesi nonché all’ipotesi in sé che si giunga a un accordo tra enti, a un coordinatore, a una tempistica o a una responsabilità condivise.
Siamo di fronte alla spaccatura di un fronte che appariva unito? Vi è modo di porre rimedio a quello che appare essere un vero e proprio passo indietro?
In terzo luogo, è scomparso, nella delibera approvata in giunta a Vetralla, quello che invece era un punto prospettico significativo all’interno della proposta portata in consiglio comunale (e presente nella delibera di giunta viterbese). Manca oggi infatti un richiamo agli strumenti che potranno rendere possibile la realizzazione del parco. Mi riferisco all’impegno a candidare il progetto a bandi regionali, nazionali o europei; all’istituzione di un sistema permanente di monitoraggio archeologico e ambientale; all’indicazione di tempi, risorse e responsabili. È lo stesso punto 8 della delibera di giunta vetrallese a sancire del resto che la medesima delibera costituisce un mero atto di indirizzo politico-amministrativo, privo di impegni di spesa e di nuovi vincoli, che rimanda ogni decisione concreta a provvedimenti futuri.
La delibera di giunta vetrallese ha la valenza quindi di un semplice promemoria di qualcosa che prima o poi andrà affrontato concretamente?
Mi ritaglio infine poche righe per una considerazione giuridica a margine. Sarò sintetico. La delibera di giunta vetrallese si preoccupa di evidenziare che il parco non toccherà nessun terreno che non abbia presenze archeologiche già accertate alla data odierna. Se dal punto di vista dell’amministrazione comunale questo accorgimento verso le proprietà locali appare giustificato, è altrettanto doveroso ricordare che nulla potrà opporre in realtà il Comune avverso gli eventuali vincoli indiretti che il ministero della Cultura (leggi Soprintendenza) potrebbe un domani inserire, a sua assoluta discrezione, per vincolare anche i terreni contigui al perimetro del futuro parco. L’articolo 45 del codice dei beni culturali autorizza infatti il ministero a “prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l’integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro”. Queste prescrizioni, inoltre, sono “adottate e notificate” a tutti i soggetti interessati e “sono immediatamente precettive”. Gli enti pubblici territoriali interessati (e quindi i comuni in primo luogo) sono peraltro tenuti a recepire “le prescrizioni medesime nei regolamenti edilizi e negli strumenti urbanistici” (così sancisce sempre l’art. 45). Si è di fronte, in sintesi, a un vincolo ministeriale enormemente pervasivo, cui nulla potranno contrapporre le rassicurazioni amministrative locali.
Come vede, direttore, sono più le domande e i dubbi che residuano, oggi, rispetto alle certezze che chiunque aveva maturato ascoltando gli interventi di amministratori e tecnici presso l’auditorium Carivit il 10 giugno scorso.
Vetralla dice “sì” al parco in conclusione, è vero, e non si può che esserne lieti. Ma non è un “sì” che combacia con quello viterbese e tradisce uno scarso coordinamento tra le due amministrazioni. Questo “sì” appare poi, come dimostrato, un “sì” in scala ridotta rispetto all’idea maturata a Viterbo e proposta dalla minoranza vetrallese a fine giugno, che proiettava maggiormente il parco su scenari e scale nazionali e internazionali, al pari della proposta viterbese. Il “sì” della giunta vetrallese si presenta inoltre fortemente condizionato, rispetto allo stato di fatto esistente, con la conseguenza che il progetto, ad oggi, appare oggettivamente uscirne indebolito e ridimensionato.
L’auspicio, per tutti coloro che come me attendono la realizzazione di questo progetto da tempo, è che possano essere presto riannodati i tanti fili di una tela che oggi appare fin troppo sfilacciata e sia percorsa la strada maestra che risollevi integralmente l’area, con la speranza di vedere quanto prima il taglio del nastro del grande parco.
Gabriele Sabato
Avvocato e docente universitario
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