Viterbo – “Nel primo semestre del 2026 il Lazio si conferma tra le regioni con la maggiore crescita di infortuni denunciati e va in controtendenza rispetto al Paese sul fronte più drammatico, quello dei morti sul lavoro. Le denunce d’infortunio nel Lazio passano da 21.822 a 23.605, con un aumento dell’8,2 per cento, contro il +5,5 per cento registrato in Italia. Gli infortuni mortali aumentano dell’11,8 per cento, da 34 a 38 vittime, mentre a livello nazionale si registra una contrazione”.
A rilevarlo è la Cgil di Roma e del Lazio, sulla base dei dati Inail, che fa presente che l’aumento dei decessi accertati riguarda soprattutto la provincia di Roma, da 24 a 27, a Latina e Frosinone i casi sono 4, a Viterbo 3.
“L’aumento delle denunce riguarda tutte le province del Lazio – spiega il sindacato –. In valore assoluto il dato più alto resta quello della provincia di Roma, dove gli infortuni passano da 17.229 a 18.745, un incremento dell’8,8 per cento. Ancora più marcato l’aumento a Viterbo, da 970 a 1074 casi, pari al 10,7 per cento, mentre crescono anche Rieti, da 589 a 623, +5,8 per cento, Latina, da 1.781 a 1.864, +4,7 per cento, e Frosinone, da 1.253 a 1.299, +3,7 per cento. L’aumento coinvolge in misura maggiore le lavoratrici rispetto ai lavoratori. Tra le donne le denunce crescono del 10 per cento, da 8.770 a 9.645, tra gli uomini del 7 per cento, da 13.052 a 13.960.
Desta particolare preoccupazione l’andamento per fasce d’età. Se le denunce aumentano in modo diffuso tra i più giovani, dai 20 ai 24 anni, +10,5 per cento, da 1.444 a 1.596, è tra i lavoratori più anziani che si registra l’incremento più marcato, con gli infortuni tra i 65 e i 69 anni che salgono del 20,5 per cento.
Sugli infortuni mortali l’aumento più marcato riguarda i lavoratori tra i 25 e i 29 anni, passati da 0 a 5 morti, seguiti dalla fascia 40-44 anni, da 4 a 7, e dagli over 65, da 1 a 3 tra i 65 e i 69 anni.
Sul piano settoriale, i comparti con più denunce restano logistica, sanità e assistenza sociale e costruzioni, mentre la crescita percentuale più marcata, superiore al 50 per cento, si registra nelle attività artistiche, sportive e di intrattenimento“.
“Il costante incremento degli infortuni, in controtendenza con lo scenario nazionale non può essere ignorato né dalle istituzioni del territorio, né dal sistema delle imprese. Contrariamente alla propaganda governativa l’incidenza degli infortuni è in aumento non solo in termini assoluti ma anche in relazione alla contrazione di ore lavorate, come evidenziato dall’esplosione della cassa integrazione nei primi sei mesi del 2026. Questi dati si fermano a giugno ma purtroppo sappiamo, come abbiamo denunciato più volte, che il caldo estremo di queste settimane ha aggravato ancor di più la situazione, causando malori anche letali. Servono più controlli ma soprattutto una nuova organizzazione del lavoro che metta al centro la salute la sicurezza delle persone.”, conclude la nota.
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