Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Prezzo del gasolio agricolo ha raggiunto livelli che mettono a rischio la sopravvivenza delle aziende agricole italiane, spingendo gli agricoltori a organizzare mobilitazioni.
La protesta degli agricoltori al casello di Orte – Foto di repertorio
L’aumento vertiginoso del costo del gasolio sta strangolando l’agricoltura italiana. L’impiego quotidiano di trattori, mietitrebbie e attrezzature varie richiedono enormi quantitativi di carburante.
Negli ultimi mesi, le quotazioni del gasolio agricolo hanno superato soglie critiche (avvicinandosi o superando 1,40-1,60 euro al litro in molte aree), registrando rincari pesanti rispetto ai periodi precedenti.
A pesare sul bilancio delle aziende non è solo il prezzo della materia prima in sé, ma la fine o l’interruzione di alcune misure di sollievo fondamentali, come il credito d’imposta sui carburanti, che aveva aiutato a mitigare i rincari nelle fasi più acute della crisi energetica.
Oggi, lavorare la terra significa spesso produrre in perdita: i ricavi della vendita dei prodotti non coprono le spese vive .
Le ragioni della protesta
Di fronte all’assenza di risposte strutturali e alla lentezza degli interventi istituzionali, gli agricoltori italiani a breve saranno costretti a scegliere la via della mobilitazione diretta.
Le richieste principali portate in piazza dai produttori sono:
– Ripristino immediato del credito d’imposta sul gasolio agricolo per compensare i rincari.
– Misure urgenti per abbattere i costi di produzione e tutelare i margini di guadagno delle aziende familiari e delle piccole-medie imprese.
La protesta punta a richiamare il governo a un’assunzione di responsabilità rapida: senza un taglio certo dei costi energetici e senza tutele per il lavoro nei campi, la filiera agroalimentare rischia il blocco totale.
Agricoltori italiani della Tuscia
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