Viterbo – Incendio dello scorso sabato nel reparto di “sorveglianza particolare” del carcere di Mammagialla, i parenti di alcuni dei detenuti coinvolti chiedono l’acquisizione delle telecamere e che venga disposta una ispezione urgente per verificare la condotta dei penitenziari.
Per questo fanno appello al procuratore capo di Viterbo nonché ai garanti nazionale e regionale dei detenuti, segnalando di avere appreso dai propri congiunti ristretti al Nicandro Izzo di presunte violenze e pestaggi in concomitanza con l’incendio, che sarebbe stato appiccato da alcuni reclusi. I familiari lamentano inoltre il trasferimento nella sezione che fino a poche settimane fa ospitava il reparto 41 bis.
La mamma di un detenuto pugliese 38enne è stata la prima, assistita dall’avvocato Sebastiano Conte, a presentare formale denuncia ai carabinieri di Lecce, seguita da altre due madri.
I disordini si sarebbero innescati a seguito di un principio di incendio con sviluppo di fumo all’interno di una cella del blocco destinato al regime di sorveglianza particolare. Stando ai racconti resi dai detenuti ai propri parenti durante le successive conversazioni telefoniche, la polizia penitenziaria avrebbe condotto un gruppo di circa 5-10 ristretti in un’area della struttura priva di videosorveglianza, dove sarebbero stati colpiti con calci e pugni, prima del trasferimento d’urgenza nelle celle destinate al regime del 41-bis, dove sarebbero stati negati loro indumenti di ricambio, materassi e un’adeguata assistenza medica immediata per le lesioni riportate nei presunti scontri.
I familiari chiedono una visita ispettiva straordinaria con accesso immediato ai locali per accertare lo stato di salute dei detenuti coinvolti e la verifica della regolarità delle procedure adottate all’interno dell’istituto penitenziario viterbese. Chiedono, inoltre, il sequestro urgente delle immagini di videosorveglianza dei corridoi e dei percorsi di transito della sezione 14-bis e dei blocchi di arrivo, per evitare che i filmati relativi alla serata del 19 settembre vengano sovrascritti dai sistemi informatici per il decorso dei tempi tecnici di conservazione, prefigurando ipotesi di reato che vanno dalle lesioni personali e percosse (artt. 581 e 582 c.p.) all’abuso di autorità contro arrestati o detenuti (art. 608 c.p.), fino al reato di tortura (art. 613-bis c.p.).
Silvana Cortignani
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