Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Nessuno sta qui a fare dispetti ai residenti”, ha detto, rispondendo a Letizia Chiatti, la sindaca a proposito del parcheggio contestato delle Caprarecce, e la sindaca è “donna d’onore” (per dirla con Shakespeare) e non possiamo che crederle.
Veduta di San Pellegrino da via delle Caprarecce
Ciò nonostante il dubbio ci assale spesso: il parcheggio contestato delle Caprarecce è in una zona al margine del quartiere, dove transitano o meglio dovrebbero transitare solo i residenti (c’è una ZTL segnalata all’inizio di via), non è una strada di intenso traffico e non si sono mai verificati problemi per le macchine parcheggiate, specie nello slargo in fondo alla via. …tanto è vero che vi si consente la sosta a tutti quelli che, privi di permesso, entrano in un luogo che sarebbe loro interdetto. Ma inspiegabilmente il parcheggio per gli abitanti del quartiere lì non si può fare.
Invece in tutti gli altri settori del centro storico sono presenti zone in cui è consentita la sosta esclusivamente ai residenti, a Pianoscarano come a San Faustino, a ridosso di Piazza del Teatro e della Crocetta, e non sembra che gli stalli siano sempre stati delineati e che siano “a norma”.
Nessuno di noi può ragionevolmente pensare che un’amministrazione faccia dispetto ai residenti, purtuttavia ci sono tanti “piccoli” segnali che ci fanno sorgere il dubbio che i residenti “diano fastidio”, che siano d’intralcio agli interessi privati di chi opera nel nostro quartiere e che quegli interessi contino di più dei cittadini agli occhi dell’amministrazione.
In questa estate più torrida di sempre ho avuto numerose segnalazioni di residenti che lamentavano l’esclusione dagli spazi pubblici: guai a sedersi alle 10 di mattina su una delle sedie dei ristoranti (ma ci possono stare quelle sedie e quei tavoli fuori dall’orario di esercizio?), guai a sedersi all’ombra sul muretto di Piazza della Morte: si reca disturbo ai clienti e si viene invitati ad allontanarsi!
E a Piazza del Gesù c’è forse una panchina per chi vuole semplicemente sedersi a godere la bellezza del luogo, senza dover pagare una consumazione al bar? E perché i “sassi” di Piazza San Carluccio, che erano stati posti lì come sedute, sono spariti per tutta l’estate? Tanto che per chi volesse prendere una boccata d’aria la sera erano rimaste due sole misere panchine in un angoletto della piazza, quasi come in castigo?
E che dire della musica sparata a tutto volume dai vari locali a tutte le ore? Al punto da costringere gli abitanti a stare tappati in casa e a spegnere anche la TV, “perché tanto non si sente nulla”?
E a proposito di carreggiate non regolamentari, siamo sicuri che sia regolamentare la carreggiata di via San Pellegrino invasa da tavoli di ogni tipo? È vero che è strada pedonale ma, all’occorrenza, possono passare in situazione di emergenza e, soprattutto, in tempi rapidi l’ambulanza o il camion dei vigili del fuoco? E un residente che deve accompagnare una persona disabile a casa sua deve volare?
Ecco sono dei segnali inquietanti (e ce ne sarebbero anche molti altri), forse non ci vogliono proprio fare dispetti, ma come dice giustamente la dottoressa Chiatti, ci vogliono far capire che stare lì non ci conviene, che è meglio se ce ne andiamo.
Forse sopraffatta dall’entusiasmo per la presentazione del Piano di Recupero del Centro Storico la Sindaca non ha prestato molta attenzione alle parole pronunciate dal prof. Carpenzano: “…una città storica è un organismo vivente, un sistema complesso che intreccia storia e persone che lo vivono”. E ancora “la pietra antica ha valore solo se protegge una comunità viva e non va trasformata in una merce in vetrina…Occorre combattere lo svuotamento sociale ed evolvere una dimensione conviviale nelle piazze del centro: è un vilipendio destinarle alle attività commerciali”.
Questo disse, ma chi lo ascoltava? Ci auguriamo che nell’attuazione di questo Piano venga rispettato lo spirito che è sotteso a tutta la sua progettazione, in ogni sua parte e che non si dia priorità solo a quelle norme che rientrano negli interessi economici di pochi, come far costruire qualche ascensore in palazzi d’epoca o cambiare la destinazione d’uso di qualche magazzino.
Speriamo che ci si ricordi che la città è in primo luogo dei cittadini e che il fascino del nostro centro storico, sopravvissuto ai secoli, venga salvaguardato. Che non si debba ripetere il famoso detto romano “quod non fecerunt barbari, fecerunt Frontini…ops …Barberini.
Maria Elena Pierini
Comitato di quartiere San Pellegrino
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