Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Nel convegno del 29 settembre 2000 “Santa Rosa: tradizione e culto: Giorgio Falcioni teneva una documentata relazione su: “La processione di Santa Rosa: una storia con molte lacune”.
Macchina di Santa Rosa – Dies Natalis
In realtà il giornalista viterbese metteva in luce diversi aspetti inediti della pluricentenaria storia della Macchina di S. Rosa, nonostante ciò si sentiva in dovere di rimarcare. “Rimane da sciogliere il nodo del momento in cui – e io aggiungerei il perché – è avvenuta la separazione dei due corpi processionali , quello più strettamente religioso (processione) e quello simbolico rappresentato dalla Macchina”. E in realtà, per la storia di Viterbo non si tratta di un dettaglio di poco conto.
In realtà per quasi due secoli la Macchina con il simulacro di S. Rosa è stata parte integrante della solenne processione in suo onore alla quale partecipavano le autorità religiose e civili con grande concorso di popolo. Questo avveniva ancora nel 1832: ne fa fede la dettagliata cronaca di Giovanni Selli che scriveva: “Appena suonato l’orologio gli artisti addetti a tal scopo accendono le innumerevoli torce e i ceri che stanno vagamente disposti sulla Macchina e in ogni lato di essa. Intanto parte la processione”.
E sempre quell’anno G. Panzadoro, riportato anche dal Falcioni: “I capi delle arti, il clero secolare e regolare, e la magistratura, in ultimo il suono di armoniosa banda la precedono”. Ancora nel 1834 la Macchina sfilava nel contesto della processione religiosa come si legge nel manifesto della festa di quell’anno: “Il trasporto della Macchina di Angelo Papini è decorato dalla consueta processione”.
Nel 1837 non si effettuò né il trasporto della Macchina né la processione a causa dell’epidemia del colera che minacciava la città, mentre sappiamo che nel 1838 riprende di sicuro il trasporto della Macchina ma non ci sono documenti che attestino con uguale certezza la presenza della processione.
Nessuna notizia fino al 1845 quando iniziano i lavori per la nuova chiesa di S. Rosa e la Macchina viene portata da S. Sisto fino a piazza della Rocca, con grande supplemento di sforzo da parte dei facchini, per questo l’anno successivo il trasporto terminerà alla piazzetta dell’Oca (Chiesa di S. Luca).
Quindi da quello che ho potuto costatare cercando notizie di prima mano in diversi archivi probabilmente è nell’arco di tempo tra il 1838 e il 1845 che le due manifestazioni in onore della Santa Patrona si sono separate. Avrei voluto avere ulteriori conferme e magari qualche notizia più precisa consultando anche l’archivio storico di Viterbo, ma purtroppo da alcuni anni la biblioteca comunale degli ardenti non è accessibile.
Don Mario Brizi
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