Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Un plauso alla determinazione delle istituzioni turche per la tenacia nella tutela dei produttori e la trasparenza della filiera nel mercato delle nocciole.
In qualità di presidente di un’associazione, che rappresenta prevalentemente i produttori di nocciole, guardo con estremo interesse e profondo apprezzamento alle recenti notizie provenienti dalla Turchia relative all’indagine avviata sul libero mercato delle nocciole, si tratta di un segnale forte e incoraggiante che dimostra una concreta volontà politica ed istituzionale di difendere il reddito degli agricoltori e di fare piena luce sulle dinamiche che regolano la filiera agroalimentare.
Nonostante la Tmo (l’organizzazione turca per i prodotti agricoli) avesse stabilito un prezzo di riferimento per l’acquisto della materia prima intorno alle 450 euro/ql, la realtà del libero mercato ha fatto registrare quotazioni drasticamente inferiori, oscillanti tra le 310 e le 320 euro/ql.
Una forbice di prezzo così ampia — che tocca scarti pari al 30-40%— non può essere liquidata come una semplice fluttuazione fisiologica della domanda e dell’offerta. Rappresenta piuttosto una profonda distorsione che rischia di penalizzare pesantemente chi la terra la lavora e la cura 365 giorni l’anno.
Proprio per questo motivo, accogliamo con favore la determinazione con cui il ministero del Commercio e l’Autorità garante della concorrenza turca hanno deciso di vederci chiaro, muovendosi concretamente attraverso ispezioni sui registri commerciali e sulle scorte.
Come produttori di nocciole, inoltre, non possiamo che apprezzare la lucidità con cui i rappresentanti dei produttori locali, come il presidente della Camera dell’agricoltura di Altınordu Atakan Akça, stanno indirizzando l’indagine verso un approccio rigoroso e sistemico.
L’auspicio che i controlli procedano a ritroso — partendo dai prezzi di esportazione e passando attraverso l’analisi dei volumi, della catena degli intermediari e dei magazzini delle principali aziende — è l’unica via maestra per individuare eventuali speculazioni e passaggi di fatturazione ingiustificati che gonfiano i costi finali a scapito della produzione primaria.
Questo scenario dimostra la capacità delle istituzioni di assumersi le proprie responsabilità di fronte a una crisi che rischia di destabilizzare l’intero comparto. Quando il mercato libero devia in modo così marcato dalla soglia minima di salvaguardia fissata dagli enti pubblici, l’intervento dello Stato e delle autorità di controllo non è un’interferenza, ma un presidio di giustizia economica e sociale. Infine, ciò che per noi è più confortante è che, alla bontà della risposta istituzionale, trova riscontro l’atteggiamento dei produttori stessi, i quali di fronte alle pressioni ribassiste del libero mercato, conferiscono nocciole, con una massiccia affluenza, alla Tmo.
Ci auguriamo che questa indagine rigorosa serva da apripista e da modello anche a livello internazionale, perché la trasparenza dei prezzi, la tutela del lavoro agricolo e il contrasto alle distorsioni commerciali lungo la filiera sono condizioni imprescindibili per garantire un futuro sostenibile all’intera economia corilicola.
In allegato il link che riporta la notizia dell’indagine https://www.myfruit.it/news/nocciole-turche-indagine-sui-prezzi-nel-libero-mercato
Fernando Monfeli
Presidente Asta
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