Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sabato sera, nel quartiere di pratogiardino Lucio Battisti, si è svolto il terzo dj set della settimana. Il rumore è iniziata intorno a mezzanotte ed è proseguito ben oltre le due del mattino. Per tutti coloro che abitano nelle vicinanze, e per un raggio molto ampio attorno all’evento, è stato di fatto impossibile dormire.
Viterbo – Alex Britti a pPratogiardino Lucio Battisti
Secondo la normativa italiana e la giurisprudenza in materia, quando il rumore disturba una pluralità indeterminata di persone e supera i limiti della normale tollerabilità, si configura il cosiddetto disturbo della quiete pubblica. Per questo motivo mi sorprende che non vi sia stata una protesta più ampia e condivisa.
Amo le feste, i concerti e le occasioni di socialità e non desidero affatto una città silenziosa e immobile. Tuttavia, ieri notte ho avuto la netta sensazione di subire, per la terza volta nell’arco di una sola settimana, una forma di prevaricazione collettiva. Ho telefonato per protestare, ma senza ottenere alcun risultato.
Credo che il compito di un’amministrazione non sia soltanto quello di autorizzare eventi, ma anche quello di promuovere una vera cultura della festa: una cultura che sappia coniugare il divertimento con il rispetto delle persone e della città. In questo senso, i concerti che nelle due precedenti occasioni hanno preceduto il dj set sono stati senza dubbio momenti piacevoli e condivisi, capaci di coinvolgere il pubblico senza trasformare, come è accaduto successivamente, l’intero quartiere in una discoteca a cielo aperto.
Viterbo – Alex Britti a Pratogiardino Lucio Battisti
Da questa vicenda si potrebbero trarre riflessioni più ampie sul modo in cui vengono concepite le manifestazioni pubbliche e sulla logica che spesso ne guida l’organizzazione. Andrebbe, infatti, indagato più a fondo il legame interno – e non la contraddizione – che c’è tra la crescente diffusione di decreti sicurezza, limitazioni e divieti da un lato e, dall’altro, la concessione di permessi che consentono forme di intrattenimento prive di limiti effettivi, fondate sull’esaltazione rumorosa e invasiva di un’euforia spesso indotta.
Ma qui mi limito a esprimere solo la mia protesta personale. Credo che la difesa dell’ambiente sia anche questa: tutela del paesaggio, della città, delle sue feste e possibilità di viverle nel rispetto elementare. Una città davvero civile dovrebbe essere capace di custodire tutto questo.
Fabio Stassi
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