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Viterbo - Klodjan Gjoni è stato condannato all'ergastolo per il brutale assassinio di Nicolas del Rio

Rapina sfociata in omicidio sull’Amiata, il killer confessa da Mammagialla: “Chiedo perdono per l’orrore”

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Viterbo – “Chiedo perdono per l’orrore”, confessa, dal carcere Nicandro Izzo di Viterbo, l’assassino di Nicolas Del Rio. A due anni dal sequestro e dal brutale omicidio sull’Amiata del corriere argentino, Klodjan Gjoni rompe il silenzio prima del secondo grado, inviando 10mila euro e una lettera di scuse alla famiglia.


Delitto dell'Amiata - La vittima, Nicolas Del Rio

Delitto dell’Amiata – La vittima, Nicolas Del Rio


“Non riesco più a convivere con il peso di ciò che ho fatto. Vi chiedo perdono per l’orrore che ho causato”. Inizia così la missiva inviata dal carcere da Klodjan Gjoni, il 35enne albanese condannato all’ergastolo in primo grado per il sequestro e l’omicidio di Nicolas Matias Del Rio. Una svolta che giunge a distanza di due anni dalla scomparsa del corriere di 40 anni, svanito nel nulla il 22 maggio 2024 sulle strade del monte Amiata e ritrovato senza vita, un mese dopo, all’interno di un pozzo in una villetta ad Arcidosso.

All’interno della busta recapitata ai familiari della vittima, oltre al resoconto scritto degli ultimi istanti di vita di Del Rio, figura un assegno da 10mila euro a titolo di parziale risarcimento. Un gesto simbolico con cui l’omicida tenta di formalizzare il proprio pentimento di fronte ai giudici, confermando tuttavia la ricostruzione accusatoria che lo vede diretto responsabile dell’esecuzione assieme al complice turco, Ozgur Bozkurt, anch’egli condannato al massimo della pena.

La vicenda trae origine da una rapina studiata nei minimi dettagli. Quel pomeriggio di maggio, Del Rio era alla guida del proprio furgone carico di borse di lusso firmate Gucci, per un valore commerciale stimato intorno ai 500mila euro. Un bottino  che ha spinto il commando ad agire.


L'omicida Klodjan Gjoni, intervistato prima dell'arresto

Delitto dell’Amiata – L’omicida Klodjan Gjoni, intervistato prima dell’arresto


I malviventi hanno simulato un guasto al proprio veicolo lungo la carreggiata, inducendo il trasportatore ad arrestare la marcia per prestare soccorso. Da quel momento si è consumata la trappola. Agguantato e immobilizzato, il quarantenne è stato sequestrato mentre i rapinatori svuotavano il mezzo di trasporto prima di appiccarvi il fuoco per cancellare ogni traccia.

La vittima, brutalmente aggredita e tramortita, è stata condotta nel casolare di Case Sallustri. Lì, secondo quanto ammesso dallo stesso Gjoni nella lettera, si è consumato l’epilogo. Del Rio è stato strangolato con un cavo elettrico e successivamente gettato nel pozzo adiacente al casolare, dove le forze dell’ordine hanno rinvenuto la salma il 26 giugno 2024.

La confessione giunge a consolidare l’impianto accusatorio della procura di Grosseto. La sentenza della corte d’assise emessa nel marzo scorso aveva già delineato con chiarezza i ruoli della banda, comminando la pena dell’ergastolo per Gjoni e Bozkurt, e una condanna a 21 anni, 2 mesi e 20 giorni nei confronti del trentenne Emre Kaja, ritenuto responsabile di concorso nel sequestro di persona e nella rapina aggravata.

Le nuove dichiarazioni trasmesse dal penitenziario di Viterbo potrebbero ora pesare sull’iter del processo d’appello, pur lasciando inalterato il dolore di una famiglia che per oltre un mese ha sperato invano di riabbracciare Nicolas, vittima della ferocia d’un agguato nato per un carico di merce.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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24 settembre, 2026

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