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Viterbo – (s.c.) – Un modo diverso, più lento e forse ancora più intenso, per avvicinarsi alla festa di Santa Rosa. Questa mattina, mercoledì 2 settembre, alle 9,30, un gruppo di partecipanti ha percorso le vie del centro storico di Viterbo sulle tracce della tradizione e del culto della patrona.
Un cammino di beneficenza partito dalla chiesa di Santa Maria in Poggio, detta della Crocetta, tra luoghi, memorie e racconti, accompagnato da Simonetta Porchiella, da alcuni ex Facchini di Santa Rosa e da cultori della storia cittadina, che hanno guidato i partecipanti alla scoperta di aspetti conosciuti e meno conosciuti della figura della giovane santa e della grande festa che ogni anno, il 3 settembre, rappresenta uno dei momenti più profondi dell’identità viterbese.
La camminata ha rappresentato anche quest’anno un’occasione per fermarsi nei luoghi simbolo della storia di Rosa e ripercorrere, passo dopo passo, il legame che unisce da secoli la città alla sua patrona. Non soltanto un itinerario turistico, ma un vero viaggio nella memoria collettiva, fatto di testimonianze, aneddoti e ricordi personali.
Particolarmente prezioso è stato il contributo degli ex facchini, custodi diretti di una tradizione che si rinnova ogni anno nel trasporto della Macchina. Attraverso le loro parole sono riaffiorati episodi, emozioni e curiosità legati alla grande notte del 3 settembre, permettendo ai partecipanti di conoscere più da vicino il significato di un evento che va ben oltre lo spettacolo e che affonda le proprie radici nella fede e nella storia della città.
Ad arricchire il percorso sono stati anche gli interventi dei cultori di storia locale, mentre guida turistica Simonetta Porchiella ha accompagnato il gruppo lungo un itinerario nel quale la figura di Santa Rosa e quella della Viterbo medievale si sono continuamente intrecciate.
Come già avvenuto nelle precedenti edizioni dell’iniziativa, la passeggiata si è trasformata così in un momento di incontro tra viterbesi e visitatori, tra chi conosce da sempre la festa e chi desidera comprenderne più profondamente il significato.
Un’esperienza particolarmente suggestiva proprio nelle ore che precedono la vigilia del trasporto. Camminare per le strade che di lì a poco saranno attraversate dalla Macchina significa infatti osservare Viterbo da un’altra prospettiva: quella della memoria, della devozione e delle persone che, nel corso dei secoli, hanno contribuito a costruire e tramandare una delle tradizioni più importanti e sentite della città.
Per qualche ora Santa Rosa è tornata così ad essere non soltanto la protagonista della festa, ma il filo conduttore di un percorso capace di unire storia, fede e identità cittadina. Un cammino fatto di passi, racconti e ricordi, con la consapevolezza che conoscere una tradizione è anche il modo migliore per continuare a custodirla e trasmetterla alle generazioni future.
Particolarmente gradita dai partecipanti, la sosta all’interno della nuova sede degli Ex Facchini in via Fontanella di Sant’Angelo, a pochi metri dalla principale piazza del Comune, ricca di testimonianze orali e materiali.
Ad accogliere il gruppo l’ex capo facchino Giovanni Adami, Luigi figlio dell’ideatore del volo D’Angeli Giuseppe Zucchi, Marco Pallucca, Luciano Tola, Paolo Fratoni e Zefferino Pasquini.
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