Viterbo – È stato un Filippo Rossi show quello andato in scena ieri pomeriggio al Garden di Casantini, nell’ambito dell’iniziativa “Romanzi da sorseggiare”. A dialogare con il giornalista e saggista, il segretario generale di Confartigianato Andrea De Simone, la giornalista Eleonora Celestini e Angela Cannucciari del team Casantini.
A fare gli onori di casa Andrea De Simone, da sempre vicino a Casantini, azienda associata a Confartigianato. De Simone ha raccontato l’origine di questa attività familiare, nata nel centro storico negli anni Sessanta con Mario Casantini. “Quando ancora – ha detto De Simone – nel centro storico c’era tanta vita: uffici, ospedale, tribunale, tanti studi di liberi professionisti e banche”.
Un centro storico che oggi è in sofferenza e che ha immediatamente monopolizzato il dibattito con Filippo Rossi.
“La politica ha mancato di visione strategica – ha esordito Rossi –. Nel mio libro non ho citato nessun sindaco, perché siamo tutti coinvolti. La politica a Viterbo negli ultimi cinquant’anni non si è posta il problema di costruire il futuro. È la politica che deve ricostruire il centro storico”.
Un centro storico che, per Rossi, deve rinascere e deve farlo attraverso le attività, gli artigiani e la socializzazione. Per tornare a essere motivo di orgoglio per i viterbesi e alimentare il senso di appartenenza alla storia e alla cultura della città.
“Un romano che vive a Centocelle è orgoglioso del Colosseo, anche se non lo vede mai – ha detto Rossi –. Invece Viterbo ha svuotato il colle del duomo senza che nessuno si sia posto il problema. Dobbiamo passare dalla necessità di andare a vivere nel centro storico al desiderio di andarci a vivere. Il centro storico di Viterbo è attualmente nelle condizioni di un quartiere degradato di periferia. La politica deve prendere in mano il destino della città”.
La domanda è arrivata su una sua possibile candidatura o su un suo ruolo nella prossima amministrazione.
“Candidato sindaco no, ma se ci fosse una squadra che mi chiedesse una qualche partecipazione, un qualche ruolo per poter dare una mano a questa città, perché no”, ha detto Rossi.
La politica, secondo il giornalista, incide davvero quando ha una visione e pensa a chi verrà, non al consenso di chi c’è.
“Questa è una città – ha sottolineato Rossi – che ha un grande passato, ma che al tempo stesso inibisce ogni idea di possibile futuro. Siamo una città agraria, papalina e militare.Faccio un esempio: noi abbiamo le nocciole, ma non abbiamo inventato la Nutella, perché qui non c’è una borghesia illuminata. È la politica che ha bisogno di fare uno scatto in avanti”.
Una politica che deve assumersi la responsabilità di cambiare il racconto collettivo, pensando al futuro e soprattutto ai giovani.
“I nostri figli – ha sottolineato Rossi – crescono con il mondo dentro casa. Se la città fuori resta indietro di trent’anni, i nostri figli non la sentono propria. È bello, è divertente, è fico dire di vivere a Viterbo? No – ha proseguito Rossi – e infatti molti viterbesi dicono di vivere a Roma. La politica ha la responsabilità di ribaltare questo racconto collettivo, deve provocare le scintille”.
Rossi ha poi toccato un argomento del quale ha scritto diverse volte, anche sui social: la mancanza di un cinema.
“Se l’amministrazione avesse realizzato un multisala in centro – ha sottolineato Rossi – la gente le avrebbe fatto un monumento. A Viterbo non serve un cinema, serve un multisala da 600, 800 o mille posti nel centro storico. Fare un cinema d’essai è una presa per il culo ai cittadini. A luglio, con l’Odissea e l’Uomo Ragno, Viterbo sarebbe stata piena. Qualcuno voleva farci quel tipo di cinema per non fare concorrenza a Vitorchiano, magari per evitare che nascesse una multisala”.
Poi l’affondo. Il riferimento è chiaro.
“Il cinema di Vitorchiano – ha detto Rossi – è un atto di guerra contro Viterbo. Chi ha fatto il cinema lì è un traditore della patria. Il multisala a Vitorchiano ha dato a Viterbo e al suo centro storico una botta pazzesca”.
Rossi non ha risparmiato critiche alla maggioranza che guida palazzo dei Priori.
“Io non parlo con questa amministrazione – ha dichiarato Rossi – ma, confrontandomi con qualcuno di loro, alla domanda ‘perché avete pensato al centro congressi per il cinema Genio?’ la risposta è stata: ‘Tanto il cinema non va più’”.
Sotto attacco anche i soldi spesi per i parcheggi sulla Teverina e quelli per la pensilina del Sacrario. “Dove c’era la pensilina – ha raccontato Rossi – c’era un benzinaio. Abbiamo speso due milioni e mezzo di euro per sistemare un posto dove c’era un benzinaio. E abbiamo realizzato un ascensore per superare una pendenza di tre metri”.
Poi i concerti a pratogiardino Lucio Battisti per Santa Rosa: “Hanno speso 100mila euro per quattro concerti. Hanno detto che lo hanno fatto per far contenti i giovani. I giovani non sono contenti. Si potevano, ad esempio, spendere quei soldi per un festival di rilievo nazionale a San Martino al Cimino”.
Quella che può cambiare Viterbo, per Rossi, è una politica che deve avere coraggio, visione e idee. Senza demandare, senza domandare, senza abdicare al proprio ruolo. Anche, e soprattutto, in termini di scelte e indirizzi.
“Dobbiamo ricostruire il racconto collettivo. Non c’è nessun imprenditore che vorrebbe investire in un multisala nel centro. Infatti ci deve investire il comune”, ha detto Rossi.
Poi un accenno anche a Caffeina, la sua creatura. “Io dentro Caffeina ci ho messo tutta la mia passione politica – ha detto Rossi con un velo di tristezza –. Ma ho fatto un grande errore. Ho sbagliato a pensare che un’associazione potesse cambiare la città. È solo la politica che può cambiare la città”.
A chi gli ha chiesto perché il suo libro, Pensare la città, sia uscito a pochi mesi dalle prossime elezioni, Rossi non si è nascosto dietro un dito: “Certo che la tempistica non è casuale. Questo libro è un atto politico. Spero che le persone che si candideranno tengano presente questo libro. Scrivendolo mi sono accorto che amo questa città più di quanto pensassi”.
Poi ha aggiunto: “Devo ringraziare Mauro Rotelli. Due anni fa mi ha sentito in tv parlare del Pnrr e mi ha chiamato, chiedendomi di parlarne anche a Viterbo. Lo ringrazio perché è lui che ha acceso la scintilla”.
Una scintilla che, a giudicare da questi primi incontri organizzati dal giornalista, promette faville.
Irene Temperini
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