Barberino del Mugello – “È finita, tua figlia è morta”. È il messaggio che Federico Vella ha inviato alla madre di Lorena Isceri dopo il femminicidio e prima di togliersi la vita gettandosi dal viadotto dell’A1.
Gli investigatori stanno ricostruendo gli ultimi minuti di Vella e soprattutto quanto è avvenuto prima del sequestro della donna. Nell’auto sono stati trovati un sacchetto di fascette, forbici e un lenzuolo. Elementi che si aggiungono al nastro adesivo utilizzato nel garage e che vengono valutati nell’ambito dell’ipotesi della premeditazione.
Lorena è stata aggredita nel garage dell’abitazione di Firenze. Secondo la ricostruzione investigativa, Vella l’ha attesa, l’ha immobilizzata e l’ha chiusa nel bagagliaio dell’auto prima di dirigersi verso l’autostrada. La procura di Firenze considera l’aggressione premeditata l’ipotesi più accreditata.
Dal bagagliaio Lorena è riuscita a chiedere aiuto al 112. La telefonata è durata circa venti minuti e ha permesso alle forze dell’ordine di localizzare l’auto e raggiungere il viadotto Lora, nel territorio di Barberino del Mugello. È inoltre confermato un contatto con un amico. Non è invece confermata una telefonata alla madre.
Quando gli agenti sono arrivati sul posto, Vella si trovava oltre il guardrail. Polizia e vigili del fuoco hanno tentato per circa 40 minuti di convincerlo a tornare sulla carreggiata. Una giovane agente della polizia stradale si è inginocchiata sull’asfalto e ha continuato a parlargli nel tentativo di farlo desistere.
Il tentativo non ha avuto esito e Vella si è lasciato cadere nel vuoto.
Resta ancora un punto che dovrà essere chiarito definitivamente dagli accertamenti medico-legali: se Lorena fosse ancora viva al momento della caduta. Sarà l’autopsia a stabilire se la donna sia morta prima o dopo l’impatto al suolo.
La madre di Lorena ha raccontato che la figlia aveva paura dell’ex compagno e che durante l’estate era tornata in Puglia. Lorena non aveva però presentato denuncia. Anche un’amica ha riferito di averla invitata più volte a rivolgersi alle forze dell’ordine.
L’inchiesta dovrà ora stabilire fino a che punto l’aggressione sia stata preparata. Il materiale trovato nell’auto, l’agguato nel garage, l’immobilizzazione della donna e il successivo viaggio verso l’A1 sono gli elementi sui quali stanno lavorando gli investigatori.
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