Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – I costi della vita aumentano ogni giorno, le bollette schizzano alle stelle e i carrelli della spesa si svuotano, mentre le paghe reali rimangono tra le più basse d’Europa.
Sul nostro territorio, a Viterbo e in tutta la provincia, lavoratrici e lavoratori vivono sulla propria pelle l’incubo del carovita e della precarietà permanente.
Contratti a termine, contratti pirata, cooperative d’appalto senza tutele, lavoro a chiamata e salari da fame: questa è la realtà a cui il padronato e la politica ci vorrebbero rassegnati.
Ci dicono che “non ci sono soldi” per i salari, per la sanità pubblica, per la scuola e per le infrastrutture essenziali, ma i profitti dei grandi gruppi industriali, bancari ed energetici continuano a segnare record su record.
I governi sottraggono risorse alla spesa sociale e ai servizi pubblici per riversare miliardi nella spesa militare, nella produzione di armi e nel finanziamento dei conflitti in corso. Mentre i padroni distruggono interi territori, massacrano popolazioni innocenti e convertono le economie verso la guerra globale, ai lavoratori vengono chiesti sacrifici ininterrotti.
Le fabbriche vengono riconvertite per la morte, l’ambiente viene devastato dal profitto sfrenato e le vite di milioni di proletari diventano carne da macello.
Di fronte all’indignazione e alle lotte dei lavoratori in Italia e nel mondo, la narrazione dei media servili prova ogni volta a capovolgere la realtà, criminalizzando chi protesta. La vera violenza non è chi scende in strada, alza la testa e rompe una vetrina, la vera violenza è quella quotidiana e strutturale di chi affama le famiglie, di chi precarizza la vita, di chi uccide i lavoratori nei cantieri e nelle fabbriche per risparmiare sulla sicurezza, e di chi devasta interi settori e nazioni con le guerre per i propri profitti.
Non accettiamo più la pazienza sociale. La rabbia deve farsi organizzazione, la protesta deve farsi blocco della produzione.
Venerdì 30 ottobre blocchiamo tutto.
Incrociamo le braccia in tutti i settori pubblici e privati. Dalle scuole agli uffici, dalle fabbriche ai servizi, blocchiamo le attività per riprenderci ciò che ci spetta:
· Salari e pensioni adeguate all’aumento reale del costo della vita;
· Stop al precariato e contratti stabili e dignitosi;
· Blocco immediato delle spese militari e stop all’invio di armi nei conflitti;
· Investimenti immediati in sanità, scuola e servizi pubblici locali.
Il 30 ottobre sciopero generale. Fermiamo tutte le lavorazioni e scendiamo in piazza.
Elisa Bianchini
Cobas
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