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Accusa l’ex di averla picchiata a Halloween, lui ridimensiona: “Colpita per sbaglio”

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Viterbo – (sil.co.) – Una relazione da tempo segnata da tensioni ed equilibrio precario sarebbe sfociata in un incubo la notte di Ognissanti, al termine di una festa di Halloween organizzata l’anno scorso per la figlia della coppia a casa dei nonni. Ieri l’uomo si è difeso in tribunale.


Violenza - Immagine di repertorio

Violenza – Immagine di repertorio


Conferme da padre e coppia vicini. Per l’ex compagno 34enne della presunta vittima, una viterbese di 35 anni, è finita con un processo per lesioni davanti al giudice Jacopo Rocchi, che ieri ha avuto conferma del cruenti episodio dal padre e da una coppia di vicini di casa, cui la persona offesa, col labbro ingeriore gonfio, ha chiesto aiuto la notte tra il 21 ottobre e il 1 novembre 2025. 

L’imputato ridimensiona. Lei è parte civile con l’avvocato Dominga Martines, mentre è difeso dalla legale Petrocchi l’imputato, che ieri si è sottoposto a esame, chiedendo scusa alla ex, ma ridimensionando l’episodio che ha portato alla fine definitiva della relazione, da cui è nata una bambina di tre anni.

“Scaricato dall’auto e lasciato a piedi”. “Dopo la cena di Halloween abbiamo scortato una coppia di amici di Roma al b&b. litigando per strada, per cui lei mi ha fatto scendere ed è andata a casa, dove l’ho raggiunta facendo tre chilometri a piedi, per farmi ridare il telefono e il portafoglio, rimasti sulla sua macchina, per andare a dormire in albergo”, ha spiegato il 24enne, negando che fossero alticci. 

“Colpita, ma spinte reciproche”. “A casa abbiamo litigato di nuovo e ci siamo presi a spinte, quindi devo averla colpita involontariamente. Poi, siccome urlava che l’avevo menata e avrebbe chiamato i carabinieri, le ho fatto un video a mia tutela, poi sono andato via, portandomi come prova i video delle due telecamere dell’abitazione, per darli ai carabinieri, ma non avevano registrato. Il tutto sarà durato cinque minuti, tanto che la bimba per fortina non si è nemmeno svegliata”. Al giudice Rocchi, che gli chiedeva come fossero ora i rapporti, l’imputato ha risposto che sono ottimi e quotidiani, per via della bambina, e che anche economicamente non fa mancare loro nulla, 

Vittima seguita dal centro antiviolenza. In seguito alla denuncia, per il 34enne è scattato il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico, mentre la donna ha iniziato un percorso di supporto psicologico presso un centro antiviolenza. Ieri, per l’appunto, l’imputato ha ammesso che tra i due è scoppiata una violenta discussione e non ha negato che vi sia stata una colluttazione, ammettendo le spinte reciproche e di aver colpito la donna. Tuttavia, ha dipinto l’accaduto come un “piccolo episodio” scaturito dal nervosismo del momento, negando qualsiasi volontà di infierire o di tentare gesti estremi ai danni dell’ex partner.

Il processo è stato aggiornato per sentire i testimoni della difesa e la discussione. 


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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