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Tribunale - La coppia tornava da una festa a casa dei nonni per la figlioletta - In aula la testimonianza di una giovane mamma viterbese

Strangolata dall’ex la notte di Halloween: “Ho pensato che la mia vita fosse finita”

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Viterbo – (sil.co.) – Una relazione travagliata, fatta di alti e bassi nonostante la nascita di una figlia, è finita nel peggiore dei modi la notte di Ognissanti, dopo una festa di Halloween organizzata a casa dei nonni per la bambina.


Carabinieri e 118 - immagine di repertorio

Carabinieri e 118 – immagine di repertorio


Era la mattina dello scorso primo novembre quando una mamma 35enne è finita al pronto soccorso dell’ospedale Santa Rosa, denunciando l’ex compagno 34enne che poche ore prima l’avrebbe aggredita piombando nella sua abitazione, dove l’avrebbe picchiata tentando di scappare con due telecamere della videosorveglianza, peraltro non attive, subito recuperate nella sua auto dai carabinieri, allertati dai vicini e dal padre della vittima.

Il processo all’uomo è entrato nel vivo mercoledì davanti al giudice Jacopo Rocchi con la testimonianza della ex, parte civile con l’avvocato Dominga Martines.

A scatenare la violenza sarebbe stata una frase pronunciata dalla donna: “Guido io”.  “Dopo la festa lui era alticcio e quando è salito in macchina ha detto che non vi vedeva perché i vetri erano appannati, spalancando i finestrini nonostante dietro ci fosse nostra figlia di  due anni che stava sul seggiolino. Eravamo tra strada Monte Pizzo e via Belluno, per fare strada a una coppia di amici venuti da fuori che avrebbe dormito in un b&b di via Monfalcone”, ha spiegato la donna. 

Quando gli ho detto ‘guido io’, perché secondo me non era in condizione di guidare, ha inchiodato insultandomi e scaraventandomi in mezzo alla strada mentre passavano altre auto. Accompagnata la coppia a destinazione, mentre il suo amico tentava di placarlo, ho avuto paura, sono salita in macchina e andata a casa, accorgendomi solo dopo del suo telefonino sul sedile”.

“Poco dopo – ha proseguito – mi ha suonato e quando ho aperto per ridarglielo era come fosse posseduto, mi ha presa per il labbro inferiore come per strapparmelo e ho iniziato a sanguinare, poi mi ha picchiata, sbattuto la testa sul muro e provato a strangolarmi… ho pensato che la mia vita  fosse finita“, ha proseguito,

Invece è stata la fine della relazione, con la 35enne che, dimessa con cinque giorni di prognosi, ha sporto denuncia e si è rivolta a un centro antiviolenza, seguendo un percorso con un’assistente sociale e una psicologa per superare lo choc, mentre il 34enne è stato allontanato col braccialetto. “Ho avuto veramente paura di morire, anche perché il dispositivo antistalking è arrivato solo la scorsa primavera“, ha concluso la parte offesa, visibilmente provata. 

Il processo riprenderà in autunno. 


– Presa per il collo e schiaffeggiata a Ognissanti, giudizio immediato per l’ex 34enne


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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11 luglio, 2026

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