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Viterbo - Andrea Vannini: "Nel QS World University Rankings by Subject, iin una graduatoria che comprende 475 istituzioni"

“Agricoltura e foreste, Unitus tra le prime 250 università al mondo”

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Andrea Vannini

Andrea Vannini

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Agricoltura e foreste sono componenti strettamente connesse nella gestione del territorio. Condividono risorse fondamentali come suolo e acqua, concorrono alla tutela della biodiversità e del paesaggio e sostengono filiere produttive essenziali. Studiare questi sistemi in modo integrato significa affrontare questioni che vanno dalla sicurezza alimentare alla disponibilità di materie prime rinnovabili, dalla prevenzione del dissesto alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici.

Le foreste coprono circa il 31% delle terre emerse, oltre quattro miliardi di ettari, e costituiscono uno dei principali sistemi naturali di assorbimento e immagazzinamento del carbonio. Attraverso la fotosintesi sottraggono anidride carbonica all’atmosfera e la accumulano nella biomassa e nei suoli, contribuendo a contenere il riscaldamento globale. Questa funzione richiede però boschi sani e gestiti in modo sostenibile: incendi, siccità, eventi estremi, parassiti e degrado possono ridurre la capacità delle foreste di operare come pozzi di carbonio, o carbon sink.

Anche l’agricoltura è direttamente esposta agli effetti del clima. Temperature più elevate, irregolarità delle precipitazioni e ridotta disponibilità idrica rendono necessarie varietà più resilienti, tecniche di coltivazione appropriate, maggiore efficienza nell’impiego dell’acqua e dei nutrienti e una gestione del suolo capace di conservarne fertilità e sostanza organica. Pratiche agricole e forestali ben integrate possono inoltre favorire la protezione dei versanti, la regolazione delle acque, la continuità degli habitat e l’accumulo del carbonio nel suolo e nella vegetazione.

Queste competenze trovano applicazione anche nel verde urbano e periurbano. Alberi, parchi e infrastrutture verdi, se correttamente progettati e gestiti, possono offrire ombra, limitare le isole di calore, favorire il drenaggio delle piogge intense e rendere le città più resilienti. L’Ipcc riconosce l’effetto locale di raffrescamento prodotto dalla vegetazione urbana, mentre la Fao considera la forestazione urbana uno strumento utile sia per l’adattamento sia per la mitigazione climatica.
Alla rilevanza ambientale si affianca quella economica.

Nel 2024 l’agricoltura italiana ha prodotto 40,9 miliardi di euro di valore aggiunto, collocando l’Italia al primo posto nell’Unione europea. La filiera nazionale del legno vale circa 19 miliardi di euro e occupa oltre 340 mila lavoratori, con un tessuto produttivo costituito prevalentemente da piccole imprese. Agricoltura e foreste alimentano quindi economie diverse ma complementari, che comprendono produzioni alimentari, vivaismo, selvicoltura, trasformazione del legno, bioeconomia e turismo rurale.

Questa integrazione è particolarmente evidente nella Tuscia. In provincia di Viterbo il valore aggiunto agricolo raggiunge circa 595 milioni di euro e rappresenta quasi l’8% dell’economia locale, una quota oltre cinque volte superiore alla media nazionale. Il territorio concentra inoltre il 37% delle superfici biologiche del Lazio, conta 532 agriturismi e comprende cinque biodistretti.

Accanto a questa vocazione agricola, la provincia possiede circa 82.700 ettari di superfici boscate, corrispondenti a quasi il 23% del territorio. Il patrimonio forestale sostiene servizi ecosistemici, attività selvicolturali e una filiera del legno nella quale assume particolare rilievo la tradizione del castagno. Le certificazioni forestali e la tracciabilità contribuiscono a qualificare questa filiera, documentando la provenienza del legno e la sostenibilità della gestione.

In un ateneo, la ricerca è parte integrante della formazione: l’insegnamento universitario non si limita alla trasmissione di conoscenze consolidate, ma si alimenta del loro continuo avanzamento, offrendo agli studenti contenuti specialistici, metodi di indagine e capacità critica. In un’università radicata nel territorio, questa relazione tra ricerca e didattica trova inoltre un campo diretto di applicazione. Le conoscenze sviluppate possono così contribuire alle esigenze di imprese e istituzioni, sostenendo l’innovazione delle produzioni, la gestione delle risorse, la prevenzione dei rischi e la progettazione di sistemi agricoli, forestali e urbani più resilienti.

È in questo quadro che acquista rilievo il risultato dell’Università degli Studi della Tuscia. Nel QS World University Rankings by Subject 2026, Unitus si colloca nella fascia 201–250 mondiale per Agriculture & Forestry, all’interno di una graduatoria che comprende 475 istituzioni. Il posizionamento testimonia il riconoscimento internazionale raggiunto dall’Ateneo nelle scienze agrarie e forestali.

Tra gli indicatori utilizzati da QS assume particolare rilievo l’Academic Reputation, basata sulle valutazioni espresse da accademici di tutto il mondo riguardo alle istituzioni considerate più autorevoli nei rispettivi ambiti disciplinari. Per Agriculture & Forestry, Unitus registra un valore di circa 47 punti su 100. Il termine reputation indica quindi il grado di riconoscimento e visibilità scientifica raggiunto nella comunità accademica internazionale, non una valutazione generica dell’Ateneo o delle altre discipline.

Nell’attuale sistema di consultazione delle classifiche QS per materia, Agriculture & Forestry è l’unico settore disciplinare selezionabile per Unitus. Il dato rende particolarmente visibile la specializzazione maturata dall’Università in un ambito nel quale ricerca agricola e forestale concorrono a obiettivi comuni.

Il risultato è coerente con la storia di Unitus e con la vocazione della Tuscia, ma guarda anche a sfide di portata globale. Rafforza il ruolo dell’Università nel trasformare ricerca e formazione in soluzioni per le produzioni agricole, la gestione delle foreste, le filiere del legno e la qualità del verde urbano.

Agricoltura e foreste richiedono oggi competenze sempre più avanzate, capaci di integrare conoscenze biologiche, tecnologie digitali, gestione delle risorse, analisi del clima e innovazione delle filiere. Far conoscere ai giovani questa evoluzione è essenziale: scegliere le scienze agrarie e forestali significa prepararsi ad affrontare questioni decisive per la sicurezza alimentare, la disponibilità dell’acqua, la fertilità dei suoli, la gestione sostenibile dei boschi, la prevenzione degli incendi e l’adattamento delle città ai cambiamenti climatici.

Per Unitus, la fascia 201–250 mondiale in Agriculture & Forestry costituisce quindi una base importante per attrarre studenti e giovani ricercatori, rafforzare il rapporto con il sistema produttivo e trasformare la conoscenza scientifica in opportunità per il territorio. Investire nella formazione e nella ricerca in questi settori significa contribuire concretamente alla costruzione di un futuro più resiliente e sostenibile.

È questa la prospettiva più concreta del riconoscimento ottenuto da Unitus e del patrimonio di competenze sviluppato principalmente nei dipartimenti Dafne  e Dibaf: formare le professionalità chiamate a progettare il futuro dell’agricoltura, delle foreste e dei territori.

Andrea Vannini
Dibaf – Università degli studi della Tuscia


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2 ottobre, 2026

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