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Lettere - Viterbo - Scrive Chiara Lorenzetti

“Al Sacrario tossici sulle nostre panchine, molestie ai clienti e siringhe lasciate a terra”

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Viterbo - La polizia al Sacrario

Viterbo – La polizia al Sacrario

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sacrario, che disastro! “Il Macello” sulla carta e nella realtà: i nostri diritti e la nostra sicurezza cancellati.

Scrivo queste righe con il cuore pesante, delusione e una rabbia difficile da contenere. Tenere aperto ogni giorno richiede sacrifici, passione e lavoro duro. Purtroppo, però, quello che accade fuori dalla nostra porta sta rendendo tutto questo impossibile.
È da più di un anno che chiedo continuamente alle istituzioni un po’ più di attenzione, più controlli e un’illuminazione adeguata nello spazio davanti al locale, proprio per evitare che diventi terra di nessuno. Promesse e silenzio.

Ieri sera non abbiamo assistito solo al solito degrado: abbiamo toccato con mano il completo fallimento del sistema.

Tossici e ubriachi marci stazionati sulle nostre panchine, molestie ai clienti, aggressioni verbali, fino ad arrivare a siringhe lasciate per terra, un imbuto e chiazze di sangue sul marciapiede proprio davanti all’ingresso del locale.

Quando finalmente sono arrivate le forze dell’ordine, speravamo che la situazione venisse risolta e che ci venisse restituito il diritto di lavorare e vivere in pace. Invece, cosa è successo?

Siamo stati costretti noi a rimanere barricati dentro al nostro stesso locale per oltre un’ora. Abbiamo dovuto assistere alla scena surrealmente assurda delle forze dell’ordine che aspettavano che queste persone finissero di mangiare.

Ci hanno detto di rimanere dentro il locale per “evitare ulteriori discussioni”… mah!

E mentre io cercavo di difendere la mia attività, i miei clienti e la sicurezza di tutti, assistevo persino all’assurdità di chi — vivendo al piano di sopra — portava cibo e da mangiare a chi stava distruggendo la tranquillità del quartiere e minacciando la mia incolumità.

Questo non è “buonismo” o solidarietà: questo è alimentare una situazione che sta distruggendo la vivibilità della nostra via e il lavoro di chi cerca di mandare avanti un’attività onesta.

È questo il messaggio? Chi rispetta le regole, chi paga le tasse e chi lavora onestamente deve rinchiudersi dentro, mentre chi spaccia, si droga, sporca di sangue le strade e aggredisce la gente padroneggia la via senza che nessuno muova un dito?

Senza tutela non si può lavorare. Io non posso e non voglio abituarmi alla violenza, all’insicurezza e al degrado. Se le istituzioni e la comunità non faranno la loro parte per garantire la sicurezza e l’igiene pubblica, l’unica conseguenza sarà la chiusura definitiva delle attività sane e la consegna totale delle nostre strade allo sfascio.

Spero che questo mio grido d’allarme serva a svegliare le coscienze di tutti: dalle autorità a chi vive in questo quartiere. Ma servirà?

Chiara Lorenzetti


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19 ottobre, 2026

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