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Ambiente - L’indiscrezione di Andrea Di Sorte all’incontro provincia-comitati - Palazzo Gentili annuncia di essere pronto a sostenere nuove iniziative e manifestazioni - Già inviate a Roma le nuove osservazioni

“Deposito scorie nucleari, entro fine anno la decisione del governo”

di Simone Lupino
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Viterbo – “Da quello che abbiamo capito, entro la fine dell’anno il governo deciderà sul deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Siamo nella parte finale del processo decisionale”. A riferire l’indiscrezione è Andrea Di Sorte, consigliere provinciale delegato all’Ambiente, intervenuto ieri all’incontro a palazzo Gentili con comitati e associazioni per illustrare le ulteriori osservazioni tecniche sulle 21 aree della Tuscia individuate nella Carta nazionale delle aree idonee (Cnai).

Antonello Riccardi, Alessandro Romoli, Andrea Di Sorte

Antonello Riccardi, Alessandro Romoli, Andrea Di Sorte


Un lavoro che punta a dimostrare l’inidoneità di tutti i siti, sulla base di una serie di criticità geologiche, sismiche, idrogeologiche, agricole e ambientali. Le osservazioni sono state trasmesse al governo il 2 ottobre.

“Non posso parlare a nome del ministero perché non sono titolato – ha precisato Di Sorte – ma da quello che abbiamo capito entro l’anno in qualche maniera il governo deciderà su questo argomento. Noi abbiamo avuto delle interlocuzioni informali anche nella giornata di oggi (ieri per chi legge, ndr), ci hanno confermato che sono attese delle decisioni a fine anno, addirittura hanno parlato di decreti attuativi. Quindi l’idea che ci siamo fatti è che siamo nella parte finale del processo decisionale”.

Da qui l’invito a non abbassare la guardia e a prepararsi anche a una nuova mobilitazione sul territorio.

“Il nostro lavoro è stato già inviato al governo il 2 ottobre – ha aggiunto Di Sorte – ma oggi siamo anche qui per dire che non abbassiamo la guardia. Cerchiamo di parlare di questo argomento. Non so se hanno deciso o no, ma questo è il momento di fare squadra”.

Viterbo - Scorie nucleari - La sala con comitati e associazioni

Viterbo – Scorie nucleari – La sala con comitati e associazioni


Il consigliere ha ribadito la disponibilità della provincia a partecipare direttamente alle iniziative che associazioni e comitati decideranno di organizzare, coinvolgendo anche i cittadini.

“Per cui la provincia, qualora poi le associazioni decidessero di organizzare eventi o iniziative, riteneteci a disposizione per il nostro diretto coinvolgimento e per il coinvolgimento anche dei cittadini – ha proseguito Di Sorte – perché probabilmente prima di Natale un’altra prova muscolare secondo me sarebbe plausibile”.

Il consigliere ha sottolineato anche il ruolo delle istituzioni e delle associazioni nella mobilitazione contro il deposito.

“Oggi siamo di fronte a un esempio virtuoso – ha detto Di Sorte – la provincia ci ha messo la faccia e i soldi, strutturando un lavoro importantissimo sostenuto dalle associazioni. Il rapporto tra istituzioni e territorio è un esempio di cittadinanza attiva. È stata la vera forza di questo territorio: eolico, geotermico, oggi scorie. La gente ci segue”.

Di Sorte ha richiamato anche le possibili conseguenze economiche e sociali della realizzazione del deposito.

Viterbo - Scorie nucleari - La sala con comitati e associazioni

Viterbo – Scorie nucleari – La sala con comitati e associazioni


“C’è una grande paura ambientale ed economica, criteri che ci fanno valutare la permanenza su questo territorio. Quando un territorio di periferia viene investito da tutta questa serie di problematiche, andiamo ad acuire il problema dello spopolamento. Non possiamo permettere che un certo tipo di devastazione possa alimentare questo problema”.

Nel corso dell’incontro il presidente della provincia Alessandro Romoli ha ripercorso il lavoro svolto dall’amministrazione dopo il consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci, ricordando la mobilitazione delle associazioni, dei comitati, del biodistretto e dei cittadini, con la partecipazione anche di numerosi sindaci alle manifestazioni organizzate sul territorio.

“Abbiamo incaricato un’équipe di tecnici che ha esaminato, sito per sito, i diversi aspetti, da quello agronomico a quello urbanistico e geologico – ha spiegato il presidente Alessandro Romoli -. Questo lavoro ha messo il consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci nelle condizioni di presentare osservazioni puntuali su ciascuna delle aree individuate. È emerso che ogni sito, per un aspetto o per un altro, presenta elementi di inidoneità. Abbiamo cristallizzato queste conclusioni in una delibera approvata all’unanimità, poi trasmessa nell’ambito della procedura portata avanti da Sogin”.

Gli approfondimenti sono stati curati da un gruppo di esperti composto da Massimo Gobbi, per gli aspetti tecnici e metodologici della procedura di Valutazione ambientale strategica (Vas); dal professor Vannini, docente dell’università della Tuscia, per gli aspetti agronomici e vegetazionali; e dai geologi Francesco Giuseppe Rossi e Antonio Mancini, per gli aspetti geologici, sismici e idrogeologici.

Il rapporto tecnico, consegnato nel luglio 2026, evidenzia una serie di criticità nella selezione dei siti. Secondo i geologi incaricati, tutte le 21 aree presenterebbero almeno un elemento che ne mette in discussione l’idoneità. Tra gli aspetti segnalati figurano la presenza di faglie, il rischio di sprofondamenti del terreno, le caratteristiche sismiche e la vulnerabilità delle falde acquifere.

In particolare, secondo Mancini, la Carta nazionale delle aree idonee sarebbe stata elaborata utilizzando dati sulla pericolosità sismica risalenti al 2004, mentre valutazioni più recenti evidenzierebbero un aumento della pericolosità in alcune zone del Viterbese, tale da determinarne l’esclusione. Sul piano idrogeologico, i tecnici hanno segnalato il rischio che un eventuale rilascio di radionuclidi possa raggiungere nel tempo le falde acquifere e i corsi d’acqua, fino al mar Tirreno.

Sul fronte agricolo e ambientale, gli approfondimenti hanno evidenziato il valore produttivo del territorio, dove si concentra il 37% delle superfici biologiche regionali. Cinque delle 21 aree ricadrebbero nel biodistretto, mentre altre 16 sarebbero interessate dalle nuove perimetrazioni delle Important Bird and Biodiversity Areas (Iba), aree riconosciute per la loro importanza per la conservazione degli uccelli e della biodiversità.

Il professor Vannini ha richiamato anche il peso dell’agricoltura nell’economia locale, con un valore agricolo del territorio pari a circa cinque volte la media nazionale e la presenza di 532 aziende agrituristiche. Tra le conseguenze da considerare, anche quelle sulla reputazione della Tuscia e sull’attrattività turistica delle sue produzioni.

“Dobbiamo continuare a portare avanti un’azione puntuale, senza lesinare sforzi e risorse economiche – ha concluso Romoli -. Il lavoro che abbiamo voluto realizzare rappresenta un documento utilissimo”.

Simone Lupino


– Forza Italia Montalto di Castro: “Nessuno dei 21 siti della individuati nella Tuscia è idoneo”


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23 ottobre, 2026

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