Bomarzo – (sil.co.) – Vecchio rudere trasformato in casaletto nelle campagne di Bomarzo, due imputati ma non il proprietario. Il casaletto, dopo quattro sopralluoghi di carabinieri forestali, municipale e tecnici del comune, tra il 2021 e il 2022, è stato sottoposto a sequestro.
Le indagini si sono nel frattempo chiuse con l’archiviazione della posizione del proprietario, mentre sono finiti a processo per abusi edilizi il responsabile di un’associazione impegnata nel sociale con cui a suo tempo lo stesso aveva siglato il compromesso per la compravendita dell’immobile nonché l’uomo che con compagna e figlio viveva nell’ex rudere trasformato in villetta nel verde.
Ieri l’accusa ha chiesto il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, mentre ha chiesto in alternativa l’assoluzione il difensore Luca Romagnoli del foro di Bologna, sottolineando lo stato di necessità in cui versava la famiglia – padre, madre e un figlio minore – che ha potuto vivere in modo dignitoso grazie alle donazioni, tra cui la cucina e la camera da letto, avendo l’opportunità di crescere il figlio in un ambiente accogliente e sano già dall’aprile 2021.
Secondo la difesa, il responsabile dell’associazione non ha fatto altro che operare in conformità agli obiettivi statutari, quali la “tutela del territorio e dell’ambiente, della flora e della fauna, sviluppo dell’attività agricola e rilancio economico dei territori depressi”, eseguendo una serie di interventi di edilizia libera.
Sempre al fine di mantenere in uno stato decoroso l’immobile acquistato e l’area circostante nonché per evitare che ignoti gettassero materiali di risulta e altri rifiuti il ricorrente li aveva ceduti in uso gratuito ad una famiglia terza.
Si tratta di un “immobile” accatastato come ricovero agricolo, la cui presenza è documentata da foto aeree risalenti al 1954, in una zona successivamente sottoposta a tutta una serie di vincoli che ne renderebbero impossibile il cambio di destinazione. Cambio di destinazione che secondo la difesa c’è stato nell’aprile 2021.
Nel 2007, con pratica edilizia regolare per la messa in sicurezza, era stato rifatto il tetto e aperto sullo stesso un lucernario. “Tra un sopralluogo e l’altro, fuori è stata fatta una recinzione, un muretto a secco, un impianto fotovoltaico a terra, una tettoia coperta da tegole, un pergolato in legno, è stato curato l’appezzamento di terreno attorno, sono state aperte finestre e realizzata una canna fumaria”, ha spiegato un anno fa una tecnica della pubblica amministrazione al giudice Jacopo Rocchi.
“Quando siamo riusciti a entrare – ha proseguito – all’interno del ‘ricovero per gli attrezzi’ abbiamo trovato un’abitazione a tutti gli effetti, con zona giorno al piano terra, bagno, impianti. Poi era stato realizzato un piano superiore soppalcato per la zona notte, della stessa superficie del piano sottostante, eccetto il vano scala. Una casa dove vivevano tre persone”.
Tra i testimoni il proprietario dell’immobile, un 59enne che lo ha comprato a un’asta: “Era un rudere, con una sola stanza e una finestra, di cui era stato rifatto il tetto per motivi di sicurezza”. “Il compromesso di vendita è del 2021. Mancava solo il rogito, che poi è saltato in seguito al sequestro. Il 15 luglio 2022, invece, c’è stata l’ordinanza sindacale di ripristino seguita dalla richiesta di sanatoria. La sentenza è stata rinviata per le repliche a fine novembre.
Articoli: Rudere trasformato in casaletto, il Tar conferma l’ordinanza di ripristino dei luoghi – Vecchio rudere trasformato in casaletto, due imputati ma non il proprietario
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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