Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’Unione sindacale di base ha proclamato lo sciopero generale per l’intera giornata del 30 ottobre 2026 contro l’economia di guerra e il carovita che sta strangolando il paese e contro la politica del governo Meloni e dell’Unione Europea che, a fronte della crescita dell’inflazione e all’erosione dei diritti sociali, risponde ancora investendo miliardi in armi.
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Uno sciopero che coinvolge tutte le categorie, dal comparto pubblico a quello privato e che chiama a raccolta tutti : i lavoratori con salari bloccati da oltre trent’anni, i giovani che lottano perchè non ce la fanno a pagarsi un affitto o un asilo nido per i propri figli, i pensionati che vedono erosa la propria pensione dai prezzi e dalle bollette, gli autotrasportatori e gli agricoltori penalizzati dal carocarburanti e dalle speculazioni, i milioni di cittadini che non riescono più a curarsi e i tanti studenti che lottano contro la militarizzazione nelle scuole e contro i 620 milioni di tagli all’istruzione dalla Legge di Bilancio 2026 2028 decisa da un governo che sceglie di investire nella guerra e non nel loro futuro.
Sono oltre 40 le piazze dove si terranno manifestazioni e cortei. L’Usb di Viterbo con un folto gruppo di lavoratori, parteciperà alla giornata di sciopero del 30 ottobre e alla manifestazione organizzata a Roma, a piazzale dei Cinquecento alle ore 10,30.
Il segnale ancora una volta lo hanno lanciato i lavoratori dei porti e questa volta in connessione con i loro compagni di mezzo mondo. Il 30 ottobre cento porti tra Europa, Nord Africa, Americhe e India si mobiliteranno contro il riarmo e la militarizzazione.
Un fatto storico che accende una luce di speranza: i lavoratori rivendicano una politica di pace e collegano la lotta contro la guerra a quella per migliori condizioni di lavoro. Fanno un passo importante e chiamano le altre categorie ad unirsi a questa lotta.
L’Unione Sindacale di Base considera la lotta contro il carovita e contro la moderazione salariale strettamente legate alla lotta contro il riarmo. L’enorme spesa pubblica messa a disposizione dell’acquisto e della costruzione di nuovi armamenti, con un balzo di decine di miliardi di euro nel bilancio statale per la difesa, cozza con l’indisponibilità a difendere i nostri salari e le nostre pensioni. E invece di pensare a dare una vera politica industriale all’Italia, a ripristinare una vera scala mobile per recuperare il potere d’acquisto perso da lavoratori e pensionati, il governo smantella quello che è rimasto, e punta tutto sugli armamenti.
In questa situazione nessuno può pensare di salvarsi da solo. C’è bisogno di unire le proteste e costruire una mobilitazione generale che unisca tutte le categorie sociali e del lavoro per rivendicare la messa sotto controllo dei prezzi, il rilancio di salari e pensioni, una spesa pubblica indirizzata verso i servizi sociali e non alle armi.
Usb Viterbo
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