Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Domenica 25 ottobre alle 16,30 saranno presentati al pubblico i lavori di restauro eseguiti nella chiesa di Santa Maria delle Fortezze a Viterbo dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale.
L’intervento nasce dalla necessità di attivare un progetto di restauro e valorizzazione dalla doppia valenza scalare, quella dell’antica chiesa, della quale si è voluto restituire la lettura e la piena fruizione, e quella urbana che, in sinergia con i lavori di riqualificazione della passeggiata intorno alle mura riqualificata negli stessi mesi dal Comune, ha riconnesso l’area al tessuto circostante.
L’intervento è stato finanziato nell’ambito dell’investimento Pnrr, Missione 1 – Componente 3, “Caput Mundi – Next Generation Eu in Rome” destinato al Ministero della Cultura.
La chiesa è situata in prossimità della Porta San Leonardo e delle mura medievali della città.
L’area prima dell’inizio dei lavori era circondata a nord e a sud da due zone destinate a parcheggio e il monumento posto ad una quota di oltre due metri sotto il piano stradale, era relegato in un avvallamento.
Una recinzione in tubolare ne chiudeva l’intero perimetro marcando il salto di quota e rafforzando così la condizione di isolamento e la cesura fisica e percettiva con la città.
La chiesa fu eretta a partire dal 1514 per iniziativa del Comune di Viterbo nel luogo dove sorgeva una piccola Edicola votiva con l’immagine della Beata Maria delle Fortezze, così denominata in riferimento alle fortificazioni edificate in questa zona nel 1077 per volere dell’imperatore Enrico IV.
Il progetto fu affidato all’architetto Battista di Giuliano da Cortona e la costruzione a mastro Ambrogio di Bartolomeo da Milano. La prima pietra fu posata il 21 giugno 1514 dal vescovo di Viterbo Ottaviano Visconti Riario. Nel 1577 la chiesa, ancora incompiuta, e il convento furono concessi dal Comune di Viterbo all’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola.
Dopo l’insediamento, i Padri Minimi ripresero i lavori di completamento dell’edificio sacro che proseguirono per decenni tra difficoltà tecniche ed economiche. Nel 1618 fu ultimata la copertura con una cupola ottagonale sul “modello di conci” di Francesco Monaldo. Il 30 maggio 1649 il cardinale Brancaccio consacrò ufficialmente la nuova chiesa.
Tra metà Ottocento e primo Novecento il complesso delle Fortezze fu abbandonato al degrado e all’utilizzo improprio e la chiesa fu adibita addirittura a “rimessa di carri funebri” come testimonia il Signorelli.
Tra il maggio e il giugno del 1944, nel corso dei bombardamenti angloamericani, l’edificio subì gravissimi danni che comportarono il crollo della facciata orientale e dell’intera porzione centrale, compresa la cupola. Nell’immediato dopoguerra, nell’urgenza della ricostruzione, le incaute demolizioni dei muri perimetrali Nord e Sud e dei resti delle relative cappelle angolari scampate al crollo, non risparmiarono molto di ciò che era rimasto.
I lavori condotti dal Genio Civile, trasformarono la chiesa alterandone la percezione, riconfigurandola in una sorta di grande portico in sé concluso e modificando così l’essenza stessa del monumento.
La ricerca dell’unitarietà spaziale originaria ed il collegamento con la città sono i temi che hanno guidato il progetto.
La ricomposizione dell’immagine perduta è stata condotta, nei limiti imposti dal finanziamento, attraverso misurati interventi di restauro volti a suggerire l’assetto delle volumetrie demolite.
Di particolare rilievo, per la ricchezza e l’interesse del dato emerso, sono stati gli scavi archeologici condotti in corso d’opera. Questi ultimi hanno riportato alla luce il basamento della chiesa cinquecentesca, occultato sotto i rimodellamenti stradali dello scorso secolo, alcune sepolture e un complesso sistema di raccolta e regimazione delle acque.
Nell’ambito del raccordo con il contesto urbano circostante riqualificato dal Comune, il rimodellamento delle quote esterne del terreno ha consentito di ripristinare la percorrenza degli originari accessi. In relazione al nuovo assetto è stato predisposto un percorso di visita dedicato realizzato con una passerella metallica appoggiata agli antichi piani pavimentali.
Il percorso permette di apprezzare il perimetro della chiesa e di raccordare l’antico ingresso situato sul fronte Nord, del quale restano solo le colonne con i basamenti oggi consolidati, con il fronte Sud dove, nel corso degli scavi archeologici, sono emersi i resti di un’entrata secondaria resa fruibile mediante una rampa di accesso.
L’estensione del finanziamento Pnrr ha consentito inoltre di intervenire sulla Cappella Colonna che ha restituito la bellezza dei partiti decorativi della scuola del Pastura che conducono senza dubbio al nome di un artista illustre al suo tempo, Valentino Pica, del quale si era quasi completamente persa memoria.
I lavori di restauro e valorizzazione sono l’esito di un complesso studio multidisciplinare, coordinato dalla Soprintendenza e che ha coinvolto archeologi, architetti, geologi, paesaggisti e restauratori e le cui attività sono state costantemente confrontate con il dato storico di archivio.
Il progetto riconsegna alla città un luogo della propria storia, restituendogli identità, accessibilità e una rinnovata funzione nello spazio pubblico contemporaneo.
I lavori sono stati realizzati dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale sotto la guida della Soprintendente arch. Margherita Eichberg.
Il restauro è stato seguito dall’architetto Federica Cerroni, in qualità di Responsabile Unico del Progetto, la direzione scientifica e dei lavori delle indagini archeologiche è stata curata dalla dottoressaBeatrice Casocavallo, la direzione lavori di restauro della Cappella Colonna, progettati dall’architetto Chiara Bellassai, sono stati diretti dal dottor Saverio Ricci. Il progetto di restauro dei resti della Chiesa è stato redatto dalla architetto Maria Cristina Tullio che ne ha diretto i lavori, gli aspetti della sicurezza sono stati invece curati dall’arch. Alessandra Petretto. L’esecuzione è stata affidata alla ditta Ciorba e, per il segmento della Cappella Colonna, dalla ditta Koinè.
Hanno altresì partecipato all’intervento l’architetto Monica Cola che ha realizzato il rilievo tridimensionale, la società Archeomatica e il dottor Sergio Pregagnoli che ha curato gli aspetti archeologici, la soc. Trigeo per le indagini geofisiche.
Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio
per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY