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Viterbo – Inaugurato il restauro alla presenza di Margherita Eichberg, Federica Cerroni, Alfonso Antoniozzi ed Emanuele Aronne – Dalle indagini sono emerse tracce di un’area funeraria precedente alla chiesa cinquecentesca - FOTO E VIDEO

“Santa Maria delle Fortezze restituita alla città, questi spazi vanno tenuti come fossero casa nostra”

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Viterbo – “Questi spazi vanno tenuti come fossero casa nostra”. È il richiamo dell’assessore Emanuele Aronne all’inaugurazione del restauro di Santa Maria delle Fortezze. Ieri pomeriggio la presentazione dell’intervento che restituisce alla città un monumento del Rinascimento e rende nuovamente riconoscibili gli spazi dell’antica chiesa.

Viterbo - L'inaugurazione della chiesa di Santa Maria delle Fortezze

Viterbo – L’inaugurazione della chiesa di Santa Maria delle Fortezze


Alla presentazione sono intervenute la soprintendente Margherita Eichberg e l’architetta Federica Cerroni, responsabile unico del progetto. Per il comune erano presenti il vicesindaco Alfonso Antoniozzi e l’assessore Aronne. Assente la sindaca Chiara Frontini, della quale il vicesindaco ha portato i saluti.

“La chiesa fu bombardata e ne rimase una sola parte. Questo è uno spazio che viene restituito alla città – ha detto Aronne –. Questi spazi vanno tenuti come fossero casa nostra”. L’assessore ha ricordato il lavoro dell’architetta Maria Cristina Tullio: “Ha lavorato proprio per questo, per renderlo uno spazio comune, a patto che venga rispettato. Non è questione del comune, ma questione comune”.

Antoniozzi ha ricordato un’iniziativa realizzata alle Fortezze circa quindici anni fa, per denunciare la mancanza di luoghi per la cultura. “Uno dei miei sogni particolari è sempre stato vedere questo spazio restituito alla funzione che era chiaro fosse stata immaginata all’epoca – ha raccontato il vicesindaco –. Quelle gradinate chiamavano un’arena all’aperto, chiamavano un teatro, chiamavano uno spazio performativo”.

Viterbo - L'inaugurazione della chiesa di Santa Maria delle Fortezze

Viterbo – L’inaugurazione della chiesa di Santa Maria delle Fortezze


Eichberg ha inquadrato il recupero nel programma finanziato dal Pnrr, nell’ambito di Caput Mundi. “Ci siamo occupati della bellezza di 93 comuni”, ha spiegato la soprintendente, richiamando “lo spirito di soccorso che un ufficio dello stato deve avere nei confronti degli enti locali”. Una campagna impegnativa anche sul piano amministrativo: “La nostra soprintendenza ha brillato per buona volontà, un’incosciente buona volontà che si è tradotta in ben 28 interventi”, ha aggiunto Eichberg.


Tra gli obiettivi del finanziamento, ampliare l’offerta culturale e spirituale lungo i percorsi dei pellegrini e dei turisti diretti a Roma. “Potranno vedere tante nuove tappe durante il loro cammino, tappe di cultura finora sconosciute – ha spiegato Eichberg –. Non poteva mancare una tappa a Viterbo come quella nella quale ci troviamo”.

Viterbo - L'inaugurazione della chiesa di Santa Maria delle Fortezze

Viterbo – L’inaugurazione della chiesa di Santa Maria delle Fortezze


La soprintendente ha ricordato il valore dell’edificio e la sua presenza nel paesaggio cittadino prima delle distruzioni della guerra: “Questo edificio, oltre a essere in un certo senso un’icona del Cinquecento, un’icona del Rinascimento, era il primo edificio che si vedeva venendo da Roma, quando ancora aveva la cupola”.

“Nel corso del tempo questo luogo ha perso completamente quella che era la sua memoria – ha proseguito Eichberg –. I cittadini non si ricordano più l’importanza che questo posto rivestiva e soprattutto Viterbo perde una parte della sua storia”.


Il restauro ha cercato di recuperare proprio questa riconoscibilità. “Si restituisce – ha detto Eichberg – in un certo senso una parte del Rinascimento alla città, facendone leggere anche quelle che erano le matrici geometriche, la regolarità di questo impianto e quelle che erano le volumetrie straordinarie di questo spazio”.

“Questa chiesa era diventata praticamente un fondale – ha aggiunto la soprintendente –. Abbiamo voluto con la nostra piccola operazione di restauro riportare questa chiesa alla curiosità e anche all’attenzione e all’approfondimento dei cittadini e turisti”.


Un intervento condotto con risorse contenute. “Siamo un ufficio che lavora con pochi soldi, siamo parsimoniosi, rispettiamo il criterio del minimo intervento che nel restauro è il nostro mantra – ha sottolineato Eichberg –. Anche questo lavoro è stato fatto con pochi soldi, ma adeguati ai nostri ritmi e ai tempi ravvicinati di conclusione dell’opera che ci sono stati imposti dal Pnrr”.

Viterbo - L'inaugurazione della chiesa di Santa Maria delle Fortezze

Viterbo – L’inaugurazione della chiesa di Santa Maria delle Fortezze


Cerroni è entrata nel merito del progetto e delle trasformazioni subite dal monumento. “Questo cantiere è stato il frutto di un lungo lavoro, anche estremamente complesso – ha spiegato l’architetta –. Ha coinvolto professionalità estremamente diversificate”.

“L’immagine che si era consolidata nel corso del tempo era questa grande edicola, un grande portico in sé concluso, che nulla aveva a che fare con quella che doveva essere la spazialità dell’originario impianto”, ha spiegato Cerroni.

Una configurazione determinata dai danni dei bombardamenti del 1944 e dalle successive demolizioni del genio civile. “Nell’immediato dopoguerra ne chiede addirittura la demolizione dell’intero fabbricato – ha ricordato Cerroni –. Una demolizione che invece viene scongiurata grazie alla presenza di un provvedimento di tutela del 1909”.

Il genio civile demolì comunque una parte consistente delle strutture superstiti. “Qui ci troviamo in realtà nella porzione più prossima a quello che doveva essere l’altare maggiore – ha detto Cerroni –. Lo spazio della chiesa di Santa Maria delle Fortezze era invece uno spazio quadrato, un impianto a croce greca concluso all’interno di un quadrato”.

Viterbo - L'inaugurazione della chiesa di Santa Maria delle Fortezze

Viterbo – L’inaugurazione della chiesa di Santa Maria delle Fortezze


La geometria dell’edificio era regolata da un modulo basato sulla canna, un’unità di misura di poco superiore ai due metri. Il progetto ha cercato di rendere nuovamente comprensibile quell’organizzazione.

“L’obiettivo che ci siamo posti – ha spiegato Cerroni – era quello di suggerire in qualche modo quella che doveva essere la spazialità originaria della chiesa e, dall’altra, garantire una valorizzazione e una percorrenza degli spazi interni, che devono essere riletti e anche ricollegati alla passeggiata delle mura”.

Le indagini preliminari hanno inoltre aperto un capitolo sulla storia del luogo precedente alla costruzione della chiesa, avviata nel 1514.

“Stiamo studiando e stiamo analizzando l’area, che ci restituisce la presenza di un’area funeraria precedente all’impianto della chiesa cinquecentesca – ha spiegato Cerroni –. Le ceramiche presenti nei livelli di terreno che abbiamo scavato ci restituiscono delle fasi di frequentazione di quest’area a partire dal XII secolo”.

Il recupero ha interessato anche la cappella Colonna, grazie all’estensione del finanziamento. Qui il restauro ha valorizzato le decorazioni della scuola del Pastura che la soprintendenza riconduce a Valentino Pica. Un intervento che affianca alla restituzione dello spazio pubblico la riscoperta della storia del monumento.


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26 ottobre, 2026

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