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Viterbo - Revocata la costituzione di parte civile, ma l'ente agirà in sede civile contro i singoli imputati

Traffico rifiuti, provincia pronta a chiedere i danni

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Viterbo - Palazzo Gentili, sede della provincia

Viterbo – Palazzo Gentili, sede della provincia

Viterbo –  (sil.co.) – Traffico di rifiuti fino alla Tuscia, la provincia di Viterbo revoca la costituzione di parte civile ma è pronta a chiedere i danni in sede civile nell’ambito del maxiprocesso scaturito da un’inchiesta su reati contro la pubblica amministrazione originariamente incardinato davanti al gup del tribunale di Lecce. 

La decisione giunge dopo la sentenza con cui il gup del tribunale di Lecce ha accolto la richiesta di patteggiamento per 7 imputati principali e per altre 11 persone coinvolte a vario titolo nei diversi capi di imputazione, stralciando la posizione di altri 15 imputati per cui è stato disposto il trasferimento al tribunale di Taranto.

Alla luce dei patteggiamenti da parte dei principali imputati, la provincia ha quindi disposto  — supportata dai pareri e dalle note legali redatte dall’avvocato Elena Gallo del foro di Viterbo — di ritirare la costituzione di parte civile, valutando sotto il profilo dell’efficacia e della convenienza economica l’opportunità di non proseguire all’interno del dibattimento penale pugliese. 

La scelta dell’ente non equivale però a una rinuncia alle proprie pretese risarcitorie. Il documento firmato dal presidente Romoli e dal segretario generale Francesco Loricchio specifica espressamente che la provincia si riserva il diritto di promuovere un’autonoma e più idonea azione in sede civile nei confronti dei singoli imputati, laddove ne ricorrano i presupposti di fatto e di diritto, per ottenere il pieno risarcimento dei danni patiti.

Con il decreto presidenziale n. 211 firmato il 29 settembre dal presidente Alessandro Romoli, Palazzo Gentili ha quindi disposto la revoca tacita della propria costituzione di parte civile.  


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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1 ottobre, 2026

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