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Viterbo - Comune - Maggioranza a pezzi - Presunta incompatibilità dei consiglieri Serra, Quintarelli e Frittelli - La velocità con cui è stato chiesto un parere al ministero solleva più di una domanda

Che fretta c’era?

di Giuseppe Ferlicca
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Patrizia Frittelli

Patrizia Frittelli

Francesco Serra

Francesco Serra

Mario Quintarelli

Mario Quintarelli

– La presunta incompatibilità per i consiglieri comunali Francesco Serra, Mario Quintarelli e Patrizia Frittelli continua a far discutere, ma soprattutto a sollevare domande.

Su modi e tempi con cui tutta la vicenda è stata gestita.

La lettera, con cui Ada Bellocchio chiede al sindaco Michelini, al segretario comunale Rossetti e al direttore generale della Asl Macchitella, d’accertare casi d’incompatibilità in consiglio comunale in base al decreto legge 39, è arrivata il 5 luglio in comune e il giorno dopo, il 6 protocollata.

Ma già il 5 pomeriggio lo stesso Rossetti aveva inviato una mail per avere chiarimenti sull’incompatibilità dei consiglieri Francesco Serra, Mario Quintarelli e Patrizia Frittelli.

Se lo dovesse venire a sapere Loretta Goggi, non potrebbe far altro che chiedersi: “Che fretta c’era?”.

Come mai Rossetti non si è preoccupato magari di fare un colpo di telefono, informarsi dai diretti interessati del tipo di mansioni che svolgono per la Asl?

E se è corretto e ineccepibile il voler fare chiarezza, è pure vero che il decreto legge cui lo stesso segretario generale facente funzioni fa riferimento, indica un percorso chiaro cui attenersi.

La legge prevede che si deve contestare al consigliere comunale l’incompatibilità. Il diretto interessato ha quindici giorni di tempo per dimostrare o meno che non esistono incompatibilità.

Perché il comune ha saltato questo passaggio? Come mai il segretario invece ha scritto a Giampiero Bocci?

Che c’entra in tutta questa vicenda un sottosegretario all’Interno?

Se dopo avere avuto la risposta, diversamente dal consigliere, l’amministrazione ritenesse che l’incompatibilità sussista, il caso va segnalato al Civit e alla Corte dei Conti. Non al ministero. Non a un sottosegretario. 

A meno che pure lui nella fretta si confonda, difficilmente Bocci quindi risponderà, visto che non gli compete. E se non gli compete, pure ammesso che risponda, quale valore ha il suo parere?

Nella lettera Rosseti chiede a Bocci: “Se i dirigenti medici e/o amministrativi a tempo indeterminato delle aziende sanitarie locali ricadono nelle previsioni all’articolo 12 del decreto legislativo 39/2013 e in particolare il comma 4…”.

Nemmeno un accenno al fatto che Serra è un medico, assunto come tutti col ruolo di dirigente sanitario, ma che non amministra nulla. Magari non sarebbe servito a nulla, ma come mai Rossetti non si è scomodato almeno a scrivere mezza riga in più per specificare meglio e sgombrare il campo dagli equivoci? Sempre colpa della fretta?

Una domanda posta in questo modo, riprendendo il dettato della legge e senza specifiche, sembra lasciare spazio a una sola risposta. Affermativa.

Infine: il compito di un segretario generale non è quello di dare pareri sulle norme che regolano la pubblica amministrazione?

Un parere per maggiore sicurezza si può sempre chiedere, magari prima poteva esprimerne uno anche lui ai diretti interessati. Pure non vincolante. Così il segretario generale lo può fare chiunque. Anche il sottoscritto. A mio parere, ovviamente.

Giuseppe Ferlicca


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10 luglio, 2013

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