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Tribunale - Dovrà anche versare alla vittima mille euro di risarcimento - L'imputato era stato già processato per lesioni, minacce e stalking sempre ai danni della moglie

Va a prendere la figlioletta e picchia la ex che gli chiede se ha il seggiolino in auto, condannato

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Viterbo –  (sil.co.) – “Ce l’hai sulla macchina il seggiolino per la bambina?”. Per avere fatto questa domanda “impertinente” all’ex marito, la prima volta che andava a prendere la figlia nel giorno che gli era stato assegnato dal giudice, sarebbe stata strattonata per un braccio e colpita con un cazzotto in faccia. L’uomo, finito a processo per lesioni, è stato condannato a due mesi di reclusione e a mille euro di risarcimento alla donna. Per l’imputato non si tratta della prima condanna.


Violenza sulle donne - foto di repertorio

Violenza sulle donne – foto di repertorio


“Gli avevo aperto la porta con la bimba già in braccio, pronta a consegnargliela, invece me l’ha strappata dalle mani ed è andato via dopo avermi percossa davanti alla piccola e davanti a mia sorella che era in casa con me”, ha spiegato la vittima, che si è costituita parte civile contro l’ex compagno, davanti al giudice Alessandra Aiello.

L’episodio risale al 19 ottobre 2020 e non sarebbe stato l’unico di una travagliata relazione, finita per l’uomo, colpito anche da decreto di allontanamento dalla ex, con una condanna non definitiva per minacce, lesioni e stalking, inflittagli in primo grado dal giudice Giacomo Autizi per le sue condotte. E adesso gliene è arrivata un’altra. 

“Siccome era la prima volta che portava la bimba sulla sua auto, mi è venuto spontaneo chiedergli se avesse montato un seggiolino, per trasportarla in sicurezza. Ma lui mi ha risposto ‘fatti i cazzi tuoi’, mi ha presa per un braccio e dato un cazzotto in faccia, strappandomi nostra figlia e andando via. Io sono andata al pronto soccorso, dove mi hanno refertato con una prognosi di cinque giorni perché mi aveva storto il braccio. Non era la prima volta”, ha concluso la parte offesa.

L’accusa ha chiesto quattro mesi di reclusione, la difesa l’assoluzione per la tenuità del fatto. L’avvocato di parte civile ha sottolineato i precedenti dell’imputato, già condannato per avere perseguitato, percosso e minacciato la sua assistita.

Il giudice, dopo una breve camera di consiglio, ha condannato l’imputato a due mesi di reclusione per lesioni e a un risarcimento di mille euro alla vittima. Oltre, naturalmente, al pagamento delle spese del processo.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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19 gennaio, 2024

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