Viterbo – (sil.co.) – “Mi ha fatto a pezzi i vestiti e minacciata col coltello” ha raccontato la donna, l’accusa chiede due anni per il compagno ma viene assolto.
Si è concluso martedì davanti al collegio del tribunale di Viterbo l’ennesimo processo per maltrattamenti in famiglia e lesioni. L’accusa ha chiesto una condanna a due anni e due mesi, ma i giudici hanno assolto l’imputato. La convivenza era a singhiozzo e la ex lo ha perdonato.
Simile a tanti altri il copione. L’imputato avrebbe percosso e insultato la compagna, che alla fine si è decisa a querelarlo, denunciando una serie di episodi di violenza domestica che vanno dalle botte all’averle tirato del vino addosso, dall’averle tagliato i vestiti alle minacce di morte con un coltello.
Se non che, nel corso del processo, la presunta vittima ha rimesso la querela per il reato di lesioni, perdonando di fatto il suo ex.
Secondo l’accusa, che per l’appunto ha chiesto due anni e due mesi di reclusione, è stata la “ritrosia” a spingere la parte offesa a ritirare la denuncia. La stessa “ritrosia” che, quando è stata sentita in aula, avrebbe provocato un effettivo “difetto di fluidità” al racconto reso in pubblico della sua vicenda familiare.
Secondo il difensore Domenico Gorziglia, a parte “l’unico evento grave” delle lesioni per cui ha rimesso la querela, la donna si sarebbe resa conto di avere esagerato nella denuncia sporta a caldo poi sfociata nell’accusa di maltrattamenti in famiglia, a proposito della quale ha sottolineato: “Tra le parti non c’è stata una vera e propria convivenza, a partire dal fatto che lui stava fuori per lavoro tutta la settimana e di fatto si vedevano solo nel weekend”.
Il legale ha ammesso come sia emerso che i problemi nascevano quando lui beveva, che le discussioni erano animate dalla gelosia. che non era la famiglia del mulino bianco e che anzi la coppia aveva difficoltà sia economiche che di relazione: “Ma lui il coltello in tasca lo teneva per andare in campagna, non per minacciare la compagna”.
Il collegio, presumibilmente prendendo atto della convivenza a singhiozzo, ha assolto l’imputato dall’accusa di maltrattamenti in famiglia e disposto il non luogo a procedere per le lesioni per remissione di querela.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY