Viterbo – (sil.co.) – Scrive decine di post contro una coppia sul suo profilo e su due diversi gruppi Facebook, condannata a risarcire con 2800 euro ciascuno le due vittime nonché a una multa di 2400 euro,
È costato caro all’imputata, accusata di diffamazione aggravata, sfogarsi tramite social nei confronti delle due parti offese, sembra per via di vecchi rancori familiari.
Fatto sta che avrebbe fatto in modo che i suoi post avessero la massima visibilità e condivisione, raggiungendo lo scopo di mettere in grande imbarazzo l’uomo e la donna al centro delle sue “attenzioni”, accusandoli di fatti molto gravi, di cui molti hanno chiesto loro spiegazioni.
Frasi scritte in più occasioni, della quale la stessa imputata avrebbe ammesso di essere l’autrice in sede di interrogatorio, spiegandone la ragione.
Il pubblico ministero ha chiesto la condanna dell’imputata a due mesi di reclusione, contestandole anche l’aggravante della recidiva.
Il giudice Ilaria Inghilleri le ha inflitto una multa di 2400 euro, subordinando però la sospensione della pena al pagamento di un risarcimento di 2800 euro a ciascuna delle parti offese.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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