Viterbo – (sil.co.) – Arrestato per spaccio a marzo 2020, è stato assolto dopo quattro anni.
Imputato un imprenditore della provincia di Viterbo, finito nei guai dopo che i carabinieri, perquisendo la sua abitazione, hanno trovato nei mobili del soggiorno diversi barattoli di vetro contenenti marijuana, il cui principio attivo non è stato però analizzato.
Cannabis light, secondo la difesa. Protagonista un imprenditore del settore florovivaistico, che per l’appunto è stato assolto giovedì dal giudice Ilaria Inghilleri.
L’accusa aveva chiesto una condanna a sei mesi di reclusione e 1032 euro di multa con sospensione condizionale della pena, mentre il difensore Pietro Pesciaroli ha insistito per il proscioglimento sottolineando come l’azienda dell’imputato sia specializzata proprio nella coltivazione e commercializzazione della canapa.
Il legale ha chiesto di visionare in aula la presunta prova regina dello spaccio, ovvero il bilancino sequestrato a suo tempo assieme a circa 50 grammi complessivi di marijuana e conservato da allora tra i corpi di reato, a delle bustine di cellophane vuote col marchio di un’erboristeria e a un sacchetto di semi. È emerso come il bilancino non fosse effettivamente funzionante, come sostenuto dall’imputato.
“Era uno di quelli usati in azienda per pesare il concime in grammi – ha sottolineato il difensore – ma siccome era rotto, il mio assistito lo aveva portato a casa. Le bustine, invece, erano per confezionare le essenze destinate all’erboristeria, che era cliente dell’azienda florovivaistica, dove si produceva altro oltre alla cannabis light”.
È stato invece lo stesso imputato a spiegare il perché del sacchetto pieno di semi: “Stavo pulendo una pianta di canapa ermafrodita, che era piena di semi, e avevo raccolto l’inflorescenza”.
Poco credibile secondo l’accusa, che per l’appunto ha chiesto la condanna, “in quanto la perquisizione è avvenuta a marzo e la cannabis si semina a giugno e raccoglie a ottobre”, sottolineando come la marijuana fosse detenuta nell’abitazione e non all’interno del capannone dell’azienda.
Il giudice ha invece concordato con la difesa, assolvendo dopo quattro anni l’imputato con formula piena, “perché il fatto non sussiste”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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