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Tribunale - Imputato un viterbese con un passato pesante alle spalle che si scaglia contro le tre vicine di casa

Detenuto con problemi psichiatrici, il perito: “Se gli avessero fatto un Tso non sarebbe finito in carcere”

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Viterbo - Ambulanza in centro

Ambulanza in centro a Viterbo – foto di repertorio

Viterbo – (sil.co.) – In aula il dramma dei detenuti con problemi psichiatrici. 

“Se gli avessero fatto un Tso, trattamento sanitario obbligatorio, sarebbe andato in ospedale e non in carcere”. Si tratta di un viterbese che, quando perde il controllo, si lascerebbe andare a urla, bestemmie e frasi sconnesse tipo “sono l’arcangelo Gabriele”. 

Habitué dei tribunali, stavolta davanti al giudice è finito perché renderebbe impossibile la vita di tre vicine di casa, di cui non gradirebbe il trasferimento in un appartamento adiacente alla sua abitazione, dando in escandescenze in loro presenza, al punto da rendere necessario l’intervento delle forze dell’ordine, contro cui ogni volta si scaglia al loro arrivo. 

“È un malato mentale, non ha un’indole criminale”. Un argomento delicato quello trattato ieri dallo psichiatra forense chiamato a illustrare la perizia disposta dal tribunale sull’imputato, la cui precaria salute mentale è stata sottoposta già tre volte al vaglio di professionisti in altrettanti procedimenti penali. 

Il perito, cui era stato chiesto di stabilire se l’imputato fosse in grado di stare in giudizio, ha sottolineato come sul suo stato abbiano pesato un matrimonio fallito e la perdita del lavoro. Relativamente allo stare in giudizio, invece, ha detto che non sarebbe in grado di difendersi e servirebbe solo a mandare in tilt il suo sistema nervoso.

“Se adesso fosse qui, inveirebbe contro tutti, urlerebbe, bestemmierebbe, direbbe di essere l’arcangelo Gabriele. Lo ha fatto anche con me che sono un medico, quando a novembre sono andato a visitarlo. È bastato dirgli di cosa è imputato per scatenarlo. Si tratta dello sviluppo paranoico del disturbo di personalità di cui soffre che, in condizioni di stress, si traduce in condotte non adeguate che possono sfociare in paranoia”.

“Invece dei carabinieri, bisogna chiamare il centro di salute mentale. È una persona che deve essere curata”, ha sintetizzato lo psichiatra, aggiungendo “se gli avessero fatto un Tso, sarebbe andato in ospedale e non in carcere”.

Il perito, che lo ha visitato davanti al personale del Csm dove si sta curando, si è detto ottimista sulle capacità di recupero. “Andrebbe monitorato e andrebbero monitorati i progressi, mi sento di sensibilizzare perché si lavori in questa direzione”, ha risposto al giudice, spiegando che secondo lui l’incapacità di stare in giudizio è una condizione reversibile, “a condizione che faccia un percorso terapeutico”. 

Il pubblico ministero, sentito lo psichiatra, ha chiesto la sospensione del processo, in attesa di capire se l’imputato possa migliorare e prendervi parte. Il giudice si è preso qualche giorno per decidere.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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21 marzo, 2024

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