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Tribunale - Da pochi giorni a settimane di malattia - Le difese chiedono una perizia per vederci chiaro

Botte tra vicini per un cane che abbaia, a processo con prognosi di oltre quattro mesi

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Carabinieri - Immagine di repertorio

Carabinieri – Immagine di repertorio

Viterbo – (sil.co.) – Per un cane che abbaierebbe tuttora “H24”, due vicini di casa di un centro sulla Teverina se le sarebbero date di santa ragione.

Al punto da finire entrambi a processo, davanti al giudice Jacopo Rocchi, sia come imputati che come parti offese. Anzi, parti civili, pronti a chiedersi l’un l’altro i danni, assistiti dagli avvocato Ottavio Maria Capparella e Luca Ragonesi.

Nel corso dell’udienza di ieri sono stati ascoltati altri due vicini di casa, che la sera del 6 luglio 2020, in piena pandemia, furono attirati dall’abbaiare senza sosta del solito cane, “pareva impazzito”, e da urla “disumane”provenienti dal giardino, dove uno dei due avrebbe sferrato due calci all’altro dopo averlo atterrato. 

Tutti hanno concordato nel dire che l’abbaiare continuo del cane, giorno e notte, notte e giorno, fosse un qualcosa di esasperante. Per convincere il proprietario, che avrebbe avuto sempre problemi coi vicini per via dei cani ululanti, la popolazione del piccolo centro 5-6 anni fa avrebbe promosso anche una raccolta firma. Nota pure ai carabinieri, uno dei quali ha detto però di non sapere che fine abbia fatto.

Le difese, nel frattempo, sono tornate a caldeggiare per entrambi una perizia medico legale disposta dal tribunale, visto che le accuse a carico degli imputati-parti offese, partite come lesioni semplici in seguito alle prognosi di 8 e 10 giorni dei sanitari del pronto soccorso, si sono poi trasformate in lesioni gravi in seguito al moltiplicarsi dei giorni di malattia, passati rispettivamente da 8 giorni a 130 giorni e da 10 giorni a 140 giorni. Motivo per cui i legali vogliono vederci chiaro. Il giudice si è riservato.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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28 marzo, 2024

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