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Tribunale - La giovane mamma scappata dal compagno che avrebbe minacciato di bruciarle la faccia con l'acido

Fugge dal b&b e lo denuncia, l’ex si difende: “Mai toccata, tra noi solo liti per gelosia”

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Violenza - Immagine di repertorio

Violenza – Immagine di repertorio

Viterbo – (sil.co.) – Si è chiusa nel peggiore dei modi a Viterbo la convivenza durata sette anni di una coppia di Cellino San Marco, in provincia di Brindisi. 

È la vicenda della giovane mamma pugliese il cui calvario si è concluso a maggio dell’anno scorso in un b&b della Tuscia quando, terrorizzata, ha trovato il coraggio di chiamare i carabinieri, denunciare il compagno e non tornare a casa, ripartendo da zero con la sua bimba di pochi anni. 

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stato il mancato rientro al b&b da parte dell’uomo,  pregiudicato per furti, droga e armi, nonché assuntore di sostanze stupefacenti. 

Era il 6 maggio 2023 quando il 29enne si sarebbe allontanato e la compagna, dopo lunghe ricerche, lo avrebbe trovato sul litorale ferito e dolorante, in stato di evidente alterazione, pronto ad accusarla di essere lei la responsabile delle lesioni. Quando sarebbe arrivato a minacciarla col gesto del “ti taglio la gola” davanti alla figlia piccola, lei ha trivato il coraggio di denunciarlo e di chiudere per sempre. A proposito dell’allontanamento lui ieri ha detto: “Sono stato aggredito da un marocchino che mi ha derubato”.

Imputato di maltrattamenti in famiglia un pregiudicato 29enne, attualmente agli arresti domicliari per altra causa, che ieri ha fornito la sua versione dei fatti al giudice Giovanna Camillo, che lo scorso mese di febbraio per prima ha ascoltato la presunta vittima oltre a uno dei carabinieri che si sono occupati del caso. Il 29enne è tuttora sottoposto alla misura dell’allontanamento dalla casa familiare nella regione di residenza e al divieto di avvicinamento a meno di 100 metri dai luoghi frequentati dalla parte offesa.  

“Erano botte anche in gravidanza, mi prendeva a pugni e calci, minacciava di bruciarmi la faccia con l’acido”. Le minacce di tirarle l’acido sarebbero state una costante: “Nata la bambina, ha cominciato a minacciarmi di portarmi via la figlia e di ingaggiare terze persone per farmi violentare”, ha detto la ex in aula.

Il 29enne ha negato di avere mai toccato la ex compagna, ammettendo solo i messaggi vocali e non vocali di minacce sul telefonino, anche minacce di morte, che d’altra parte sono agli atti, nonché i continui litigi con la donna. “Litigavamo perché eravamo gelosi l’uno dell’altro, ma erano litigi solo a parole e reciproci”, ha spiegato l’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, negando di averla fatta finire all’ospedale di Livigno quando era incinta e di averle fatto la posta davanti alla chiesa di Cellino con tanto di intervento dei carabinieri. 

Per lui ha testimoniato la madre, una 48enne venuta apposta da Cellino San Marco, che ha confermato le liti “scatenate dalla gelosia, perché lei era gelosa delle commesse del supermercato dove lui lavorava, ma facevano pace subito”, ammettendo qualche problema del figlio con gli stupefacenti e sottolineando di essere  tuttora in ottimi rapporti con la ex nuora e con la nipotina. 


Articoli: In fuga dal compagno in un b&b, lo accusa: “Costretta alle maniche lunghe per coprire i lividi” – “Ti brucio la faccia con l’acido”, si è chiuso in un b&b della Tuscia il calvario di una giovane mamma


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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3 aprile, 2024

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