Sutri – Secondo la forestale erano intenti in una battuta di caccia al cinghiale in periodo vietato e per giunta nell’area protetta del parco regionale di Bracciano-Martignano.
Carabinieri forestali
Per questo motivo due cacciatori, un 65enne di Bassano Romano e un 75enne di Sutri, hanno rischiato una condanna penale a due mesi e 20 giorni di arresto e 7oo euro di ammenda ciascuno per esercizio di attività venatoria all’interno di un’area regionale protetta e in forma non consentita.
Gli è andata bene, nel senso che nonostante la richiesta di condanna, sono stati assolti per la particolare tenuità del fatto, ma il giudice Jacopo Rocchi ha comunque disposto la confisca dei fucili che erano stati loro sequestrati dalla forestale il 9 ottobre 2021 e che diventeranno proprietà dello stato una volta che la sentenza sarà passata in giudicato.
Furono i carabinieri forestali di Caprarola a sorprendere gli imputati coi fucili in un bosco all’interno dell’area protetta, nel territorio del comune di Sutri, in località Selva Silla, secondo i militari mentre cacciavano cinghiali in zona vietata e in periodo di divieto. Uno dei fucili era caricato con un proiettile, l’altro ne aveva tre. Uno dei proiettili sarebbe stato da caccia al cinghiale. Ai cacciatori furono inoltre sequestrate due radioline ricetrasmittenti usate per tenersi in contatto durante le operazioni.
Entrambi si sono fatti interrogare in aula prima della discussione, fornendo una diversa versione dei fatti. “Eravamo soci dell’azienda faunistica, i cui cartelli erano esposti ovunque, e quel giorno eravamo usciti per andare a caccia di lepri e fagiani nel noccioleto”, hanno detto.
Uno dei due, che aveva con sé due cani da caccia dotati di radiocollare, avrebbe perso gli animali: “Quando li ho fatti scendere dalla macchina, sono corsi verso il bosco. Mentre li seguivo ho perso il segnale gps, allora ho chiamato il collega con la radiolina perché temevo me li avessero rubati”. Si sarebbero quindi inoltrati nel bosco, trovando la forestale al posto dei cani.
La difesa ha mostrato 12 foto per dimostrare l’assenza di cartellonistica indicante le aree di pertinenza del parco. L’ultima, in particolare, era un’immagine di una pietra indicante l’ingresso dell’area protetta, lato Manziana, a circa 30 chilometri di distanza.
“È una vecchia storia quella della carenza di cartellonistica che segnali il confine tra area protetta e aree dove si può cacciare. Inoltre si parla di battuta di caccia, ma non sono stati fermati altri cacciatori. Senza contare che la polizia giudiziaria non ha fatto cenno ai cani. Motivo per cui gli imputati si sono addentrati nel bosco, appena duecento metri dentro l’area protetta”, ha concluso.
Silvana Cortignani
– Sorpresi a cacciare cinghiale in periodo vietato e in area protetta
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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