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25 Aprile - Il presidente Anpi Mezzetti al Sacrario: “Tutti i giorni dovremmo celebrare la Liberazione” - Il presidente della provincia Romoli ricorda le 3 giornate di Viterbo e la sindaca Frontini s'interroga sul perché questa sia ancora una data che divide

“I nostri parlamentari che disertano le celebrazioni non sono patrioti”

di Giuseppe Ferlicca
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Viterbo – “Tutti i giorni dovrebbe essere il 25 aprile”. Al Sacrario le parole del presidente Anpi Enrico Mezzetti per celebrare il 79esimo anniversario dalla Liberazione.


Enrico Mezzetti

Enrico Mezzetti


Come ogni anno, un corteo ha percorso le vie della città, partendo da porta Romana, con la deposizione di una corona al liceo Buratti, quindi l’arrivo agli Almadiani. Presenti tutte le autorità, dal prefetto Gennaro Capo al questore Fausto Vinci, vertici delle forze armate, esponenti politici, la sindaca di Viterbo Chiara Frontini e il presidente della provincia Alessandro Romoli.



La ricorrenza della Liberazione è occasione per chiedere la pace in Palestina: “Dalla liberazione della Palestina alla liberazione del proletariato”, è lo striscione che portano rappresentanti Cobas, Si Cobas, Comitato di lotta e Tuscia in lotta.


Viterbo - 25 aprile - ll corteo

Viterbo – 25 aprile – ll corteo


C’è lo stendardo del comune di Canepina, col sindaco Moneta e il consigliere regionale Panunzi. 80 anni fa la fucilazione di Paolo Braccini e sempre 80 anni fa il bombardamento che provoco un centinaio di vittime.

I cori, da Bella ciao a Resistenza sempre, accompagnano lungo il percorso, fino alla deposizione delle corone al Sacrario e gli interventi. A cominciare dal presidente provinciale Anpi Mezzetti.

Ricorda a tutti che il 25 aprile è il giorno più importante nella storia d’Italia: “Il giorno della liberazione dalla dittatura fascista, dalla guerra fascista, dall’occupazione straniera. Il giorno di nascita della democrazia italiana, che prima non c’era mai stata”.


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Ricorda il sacrificio di molti italiani: “Ci sono stati uomini e donne che dopo venti anni di credere, obbedire e combattere, hanno deciso loro in cosa credere e combattere”. E poi: “Nessuno ha fatto la Resistenza se non per propria scelta. Nessun partigiano lo ha fatto per obbedire a un ordine”. Scatta l’applauso dei presenti in piazza.

Diverse le citazioni durante il suo discorso: “Ci ricordiamo della costituzione e dell’antifascismo, ma dovrebbe essere una pratica quotidiana non celebrazione occasionale. Tutti i giorni dovrebbe essere il 25 aprile”. Invoca la pace in Ucraina e in Palestina: “Fermate l’orrore di Gaza”.


Viterbo - 25 aprile - ll corteo


Si sofferma su don Giuseppe Dossetti, partigiano e costituente, sui rischi che si corre nel modificare la costituzione nei suoi principi.

“Al termine nazione preferiamo quello di patria – continua Mezzetti – chi si riconosce nei valori del 25 aprile è un patriota e quei parlamentari della nostra circoscrizione che sistematicamente disertano le celebrazioni del 25 aprile, festa della liberazione dal nazifascismo, questi parlamentari non sono patrioti e noi non possiamo dubitare della loro lealtà verso la patria, verso la nostra costituzione, democratica e antifascista, nata dalla Resistenza”.


Viterbo - 25 aprile - La corona al Buratti


Oggi si celebra la libertà, come sottolinea il presidente della provincia Alessandro Romoli nel suo intervento. E poco distante, cori incitano alla liberazione della Palestina.

“Oggi più che mai – dice Romoli – celebriamo la bellezza della libertà, la bellezza di non avere catene ai polsi, di poter esprimere il nostro pensiero senza la paura di finire in carcere o di venire uccisi. Una bellezza che ci sembra naturale e scontata, ma che è stata invece conquistata con il sacrificio di chi ha scelto di combattere e morire, piuttosto che vivere una vita di compromessi con il regime fascista e con gli occupanti nazisti”.

Quindi, un ricordo, quello delle tre giornate di Viterbo. “Il 10 luglio del 1921, le camicie nere di Benito Mussolini cercarono d’entrare all’interno delle mura cittadine di Viterbo. Ma le mura della città, che per secoli avevano difeso Viterbo da invasioni ed eserciti nemici, ancora una volta dissero di no”. Per tre giorni. “I viterbesi si opposero alle camicie nere.


Viterbo - 25 aprile - ll corteo


Le affrontarono con coraggio, mettendo a repentaglio la loro vita. E per amore della libertà, le costrinsero alla ritirata. Nessun’altra città d’Italia, prima di allora, era riuscita a fermare i fascisti. Quei fatti sono passati alla Storia come le tre giornate di Viterbo e rappresentano uno degli ultimi aneliti di libertà in un Paese che stava per entrare negli anni più drammatici della propria storia”.

Mentre la sindaca Frontini s’interroga sul perché ancora oggi il 25 aprile sia un tema che divide: “Ci troviamo qui a celebrare una ricorrenza spesso oggetto di polemiche fuori dal tempo e che appassionano solo i pochi cultori di una nostalgia di un passato di cui nessuno sente la mancanza e che ci riporta alla dittatura e alla guerra civile poi.

Pagine drammatiche che nonostante la liberazione dal fascismo e alimentano divisioni e impediscono ad alcuni italiani di condividere un sentimento di pacificazione nazionale”.


Viterbo - 25 aprile - ll corteo


Il senso di questa giornata: “Il 25 aprile è una data di rinascita, affermazione di valori quali libertà, riscatto morale e civile dopo la seconda guerra mondiale, ci ricorda l’impegno di tutte le forze che contribuirono alla Liberazione, un valore di pace e senso comune che ancora oggi guidano la nostra società”.

Interventi confortanti, secondo Mezzetti, che ha scelto di chiudere il suo con alcuni saluti, partendo da Scurati e le note vicende legate al suo scritto per il 25 aprile censurato in Rai, Luciana Castellina, Luciano Canfora e poi: “Tutti i giovani studenti che con loro intelligenza innestano il più potente degli anticorpi. E infine, un pensiero sofferto e impotente verso uomini, donne e bambini uccisi e a chi sopravvive nell’orrore di Gaza”.

Giuseppe Ferlicca


Articoli: Amori: “Il 25 aprile è un patrimonio di tutta la comunità e come tale non ha bandiera o appartenenza specifica” – Giampieri: “La festa della liberazione è patrimonio di tutti gli italiani…” – Romoli: “Oggi celebriamo la bellezza della libertà e l’amore per la democrazia” – Ciambella (Per il bene comune): “Un giorno di memoria, gratitudine e impegno per un futuro migliore per tutti”


Il discorso del presidente della Provincia Alessandro Romoli

Rivolgo un saluto a tutte le autorità civili, militari e religiose, ai rappresentanti delle Forze dell’Ordine, dell’ANPI e delle associazioni d’arma e combattentistiche presenti oggi per le solenni celebrazioni del 25 Aprile. E ringrazio sinceramente voi, cittadine e cittadini, che ancora una volta con la vostra presenza dimostrate che questo non è un giorno come tanti altri sul calendario.

Oggi più che mai celebriamo infatti la bellezza della libertà, la bellezza di non avere catene ai polsi, di poter esprimere il nostro pensiero senza la paura di finire in carcere o di venire uccisi. Una bellezza che ci sembra naturale e scontata, ma che è stata invece conquistata con il sacrificio di chi ha scelto di combattere e morire, piuttosto che vivere una vita di compromessi con il regime fascista e con gli occupanti nazisti.

La storia della lotta al nazifascismo scorre tra i sampietrini, le vie e i ricordi di questa città. E, se vogliamo, precede di oltre 20 anni quella meravigliosa giornata del 25 Aprile 1945. Era infatti il 10 luglio del 1921, quando le camicie nere di Benito Mussolini cercarono di entrare all’interno delle mura cittadine di Viterbo.

Una tranquilla giornata di sole, che alcuni fascisti forestieri cercarono però di oscurare con la violenza e le intimidazioni, proprio quella violenza e quelle intimidazioni che furono una costante nella storia sanguinaria del regime. Ma le mura della città, che per secoli avevano difeso Viterbo da invasioni ed eserciti nemici, ancora una volta dissero di No.

Con una grande differenza, però. Quella volta a minacciare la città non erano le truppe di un qualche Paese invasore. E non erano nemmeno le scorribande di qualche facinoroso. Quella volta a minacciare Viterbo erano fratelli italiani che avevano deciso di stare dalla parte sbagliata della storia.

Per tutta la giornata del 10 luglio, e per le altre due successive, i viterbesi si opposero alle camicie nere. Le affrontarono con coraggio, mettendo a repentaglio la propria stessa vita. E per amore della libertà, le costrinsero alla ritirata. Nessun’altra città d’Italia, prima di allora, era riuscita a fermare i fascisti. Quei fatti sono passati alla Storia come le “Tre Giornate di Viterbo” e rappresentano uno degli ultimi aneliti di libertà in un Paese che stava per entrare negli anni più drammatici della propria storia.

Le “Tre Giornate di Viterbo” non impedirono certo al fascismo di andare al potere, ma dimostrarono all’Italia intera che era ancora possibile opporsi, combattere e sperare in un futuro di libertà. Perché, cittadine e cittadini, gli antifascisti e i partigiani ce l’hanno insegnato bene: nessuna notte, neanche quella più buia e fredda, può durare in eterno.

Oltre 20 anni dopo quelle Giornate, anche nella Tuscia si sono formati i movimenti di Resistenza che, soprattutto sui Monti Cimini, hanno combattuto strenuamente contro le truppe nazifasciste. In tanti sono morti: celebri sono infatti le storie di lacrime e sangue, amore e lotta, dei nostri conterranei Mariano Buratti e Paolo Braccini. Il primo – militare della Guardia di Finanza, professore di filosofia e partigiano – catturato a Roma nel dicembre del 43 e fucilato dai tedeschi dopo atroci torture. Il secondo invece, Paolo Braccini, tra i primi comandanti in assoluto della Brigata partigiana Giustizia e Libertà, arrestato a Torino nel marzo del 44 e fucilato.

Infine sono arrivati anche gli eccidi perpetrati dai nazifascisti. Come quello dell’8 giugno del 1944, quando le truppe tedesche in città, ormai in ritirata, con gli Alleati quasi alle porte, trucidarono due uomini e una donna dove adesso sorge piazzale Gramsci.

Anche oggi, qui, tra noi, c’è chi in quei terribili anni ha perso un nonno, una nonna, un genitore, un fratello. Sono passati 79 anni dalla Liberazione dell’Italia, eppure molte ferite non smettono di sanguinare. Ecco allora perché siamo qui, oggi. Perché questa è una festa che ci appartiene più di ogni altra in quanto cittadini liberi e consapevoli che la democrazia trae la propria forza dal ricordo. E se oggi siamo qui, è perché riconosciamo la libertà come valore assoluto, come un timone che guida ogni nostro pensiero e ogni nostra azione.

Ecco perché non possiamo oggi rimanere indifferenti di fronte al ritorno dei tamburi della guerra. Se facciamo silenzio riusciamo quasi a sentirli, tanto sono vicini a noi. Che siano le bombe che squarciano i cieli ucraini, che siano i combattimenti in Medio Oriente o quelli nel Mar Rosso, assistiamo quasi a un ritorno indietro delle lancette del tempo.

E allora dobbiamo chiederci: è questo il mondo per il quale gli antifascisti e i partigiani sono morti? È questo il mondo che vogliamo lasciare ai nostri figli, dove si perpetrano massacri, si minaccia il ricorso al nucleare e si avvelenano i pozzi della cooperazione tra popoli? Come italiani, abbiamo subìto violenze e prevaricazioni. Sappiamo cosa significa avere sulla pelle le cicatrici delle torture e delle ferite di guerra. E non possiamo accettare che ora, a pochi chilometri da noi, ci siano altri popoli costretti alla stessa sorte. Possiamo e dobbiamo fare di più affinché cessi il fragore delle armi e tornino le voci per le strade e le piazze di Kiev, di Gaza, di Tel Aviv.

Non potremo mai onorare a sufficienza chi ha dato la vita, o chi ha sacrificato parte di essa, per regalarci la libertà. Ma a loro possiamo promettere certamente una cosa: quella libertà noi la difenderemo, con le unghie e con i denti. Il 25 Aprile del 1945 i nostri nonni ci hanno passato infatti un testimone fatto di pace e democrazia. Portarlo avanti è ora un nostro dovere, per amore dell’Italia e dei nostri figli.

Viva la Liberazione, Viva l’Italia. Buon 25 Aprile a tutti.


Il discorso della sindaca Chiara Frontini 

Saluto il signor prefetto, il presidente della Provincia e i consiglieri provinciali, le autorità religiose, le autorità civili e militari, il presidente del consiglio comunale, gli assessori e i consiglieri comunali, che con me condividono l’impegno amministrativo per Viterbo.

Saluto l’ANPI, anima di questa giornata, e le associazioni combattentistiche e d’arma, che non mancano mai di essere presenti a testimoniare il valore della libertà.

La ricorrenza che oggi ci unisce qui, per celebrare il 79° anniversario della Liberazione, rappresenta un momento di riflessione di straordinaria importanza. Ricordare il 25 aprile è una necessità, un imperativo, un valore da ribadire. 

A distanza di quasi ottant’anni, ci ritroviamo ancora una volta nella nostra splendida piazza, di fronte al monumento che ricorda i nostri caduti durante le guerre, per celebrare l’Anniversario della Liberazione e riflettere insieme sul valore e il significato di questa ricorrenza, spesso ancora oggetto di polemiche fuori dal tempo che appassionano solo i pochi cultori della nostalgia per un passato di cui nessuno sente la mancanza.

Un passato che ci riporta alla dittatura prima e alla guerra civile poi, pagine drammatiche della nostra storia che, nonostante la liberazione dal fascismo, continuano ad alimentare divisioni che ancora oggi impediscono agli italiani di condividere un sentimento di pacificazione nazionale intesa come momento collettivo di comunione, che è cosa ben diversa dalla parificazione che tende a non fare differenze tra vittime e carnefici, tra bene e male.

Come tutte le vicende umane è segnata da chiaroscuri ma è stata la prova tangibile che, anche di fronte alle più oscure minacce e alle più gravi oppressioni, il popolo italiano ha saputo alzarsi, unirsi e lottare per la propria dignità e libertà. E un monito che ci ricorda che la libertà non è mai garantita e che dobbiamo essere sempre vigili e pronti a difenderla.

Il 25 aprile rappresenta per tutti noi una data di rinascita, di affermazione dei valori di libertà, di riscatto morale e civile dopo la seconda guerra mondiale.

Una data che ci ricorda l’impegno di tutte le forze che, con metodi e convinzioni diverse, contribuirono alla Liberazione, al valore della pace e al senso del bene comune che ancora oggi guidano la nostra comunità.

Le parole d’ordine sono le stesse di allora: democrazia, libertà, diritti, giustizia, equità.

Sono valori che dobbiamo difendere e interpretare nella prospettiva di oggi. 

Il 25 aprile è anche il segno, il simbolo della ricostruzione di un Paese che ha saputo alzare la testa, ripartire e ricreare la fiducia di un popolo. Oggi il compito delle istituzioni è ancora lo stesso: quello di ricostruire, di ricreare nei cittadini la fiducia nello Stato. Per farlo è necessario che tutti coloro che rappresentano i cittadini scendano in campo con azioni concrete. 

Il 25 Aprile, che ricordiamo ogni anno, è importante per non dare mai per scontati i diritti di cui godiamo oggi, così faticosamente conquistati e difesi anche con il sangue. Li dobbiamo vivere, difendere ed esercitare insieme ai doveri che non devono rimanere solo sulla carta ma devono essere vissuti e interpretati ogni giorno. Questo è il nostro omaggio più vero e concreto a tutti coloro che ricordiamo qui oggi e che si sono battuti per la Libertà. 

È anche per questo motivo che oggi, più che mai, dobbiamo mantenere vivo lo spirito della Resistenza. Dobbiamo combattere l’indifferenza, l’ingiustizia e ogni forma di oppressione, sia essa sociale, economica o politica. Dobbiamo impegnarci affinché i sacrifici e le lotte dei partigiani non siano mai dimenticati e che il loro esempio continui a illuminare il nostro cammino verso un futuro migliore.

Ma affinché queste parole non siano solo retorica, dobbiamo guardarci dentro alla nostra storia e chiederci: Cos’è lo spirito del 25 Aprile di allora? Cos’è lo spirito del 25 Aprile di oggi? Come possiamo declinare i valori di allora all’attualità di un mondo che 79 anni dopo ha vissuto gigantesche trasformazioni? Ora come allora, lo spirito del 25 aprile è l’antitesi all’indifferenza. 

Uomini e donne che hanno scelto di non essere indifferenti, che hanno combattuto e sono morti perché il futuro del proprio popolo era affar loro e non solo di altri. 

79 anni fa c’era la guerra, la dittatura che limitava le libertà personali. Era necessario, allora, mettere l’uomo al centro del sistema, i suoi diritti e i suoi doveri. Oggi ci sono nuove guerre, c’è la rivoluzione digitale, c’è la possibilità per tutti di dire tutto anche con un post social c’è l’accesso illimitato alle informazioni, spesso anche finte, spesso anche distorte e quindi il tema, il patrimonio da tutelare e per cui combattere non è più la nostra libertà di parola e di pensiero almeno non in Italia ma il tema è su quale terreno continueremo a camminare, come continueremo ad alimentarci quale aria continueremo a respirare. 

Perché se ci sono nuove guerre, se c’è la rivoluzione digitale, oggi c’è soprattutto un pianeta che soffre e risorse che scarseggiano. E allora l’antitesi alla nostra indifferenza, attualizzata al 2024, sia rivolta all’ambiente e agli ecosistemi perché proprio come allora, quando la libertà mancava come l’aria, oggi dobbiamo preservare l’aria per non rischiare di perdere la libertà. È questo il messaggio ai giovani, e non solo ma soprattutto ai giovani di oggi: la nostra resistenza sia la lotta per la preservazione del pianeta perché questa lotta oggi ha la stessa portata della lotta dei partigiani di 79 anni fa per le libertà costituzionali.

Oggi, dunque, Tutti noi cittadini siamo chiamati non solo a essere custodi del patrimonio di libertà e democrazia che ci è stato consegnato dalle generazioni precedenti, da quanti hanno lottato per la nostra libertà, quelle donne e quegli uomini che – come disse il giurista e padre Costituente, Piero Calamandrei – compresero che “Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini”, ma a rinnovare, a reinterpretare, a reincarnare quell’impegno nelle sfide di oggi.

Oggi dunque non solo ricordiamo coloro che hanno sacrificato la propria vita per la libertà del nostro Paese, ma rinnoviamo il nostro impegno a difendere e preservare i valori per cui hanno combattuto. Che il 25 aprile continui a essere per noi un giorno di memoria, di riflessione e di impegno per un futuro di pace, libertà e solidarietà per tutti.

W la Festa della Liberazione  – W l’Italia – W Viterbo.


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25 aprile, 2024

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