Viterbo – Totalitarismi e democrazia al centro dell’incontro tra il direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti e gli studenti dell’istituto Orioli. Ieri mattina nella sala convegni della parrocchia dei Santi Valentino e Ilario a Villanova.
Una lezione per parlare del fascismo e di Benito Mussolini. Una lezione di storia voluta dalla Uil scuola di Viterbo della segretaria generale Silvia Somigli e dall’istituto superiore Francesco Orioli. Una cinquantina di studenti in tutto, tutti dell’ultimo anno, prossimi alla maturità. Studenti a cui la Uil scuola e l’editore hanno regalato il testo di Galeotti: Benito Mussolini ama molto i bambini… – I libri della scuola elementare e lo stato totalitario fascista (Cge).
Viterbo – L’incontro di Carlo Galeotti con gli studenti dell’Orioli
“La cultura riveste un ruolo fondamentale – dice la segretaria generale del sindacato, Somigli -, la conoscenza è alla base della scuola. Il libro che presentiamo e tutto il lavoro svolto da Carlo Galeotti, da Tusciaweb alla casa editrice, dal festival Pirati della bellezza a tutte le altre iniziative, rientrano pienamente in questo contesto. Un esempio per la città, un esempio per le ragazze e i ragazzi della scuola che stanno costruendo il proprio futuro”.
Assieme a Somigli, Galeotti e gli studenti, ci sono anche la reggente dell’istituto Monica Cavalletti e i professori Rachele Carnassale, Antonella Gregori, Giulia Laghezza, Alba Stella Paioletti e Loredana Aquilanti.
Viterbo – Rachele Carnassale, Carlo Galeotti, Monica Cavalletti e Silvia Somigli
“Tutto ciò che consente di diffondere la cultura – spiega poi Cavalletti – fa parte della missione della scuola e si integra perfettamente con la nostra offerta formativa.
Benito Mussolini ama molto i bambini, il libro di cui si è discusso, di Carlo Galeotti con la collaborazione di Maria Laura Ognibene, Galeotti editore. Il secondo libro della casa editrice.
Viterbo – Il libro di Carlo Galeotti
Il direttore di Tusciaweb parte dalla pubblicazione di un testo delle scuole elementari. Non uno qualunque, ma il libro unificato. Il primo del regime, il primo in Italia. Un testo che, assieme ad altri aspetti ed elementi di un sistema totalitario durato vent’anni, ha contribuito alla costruzione di una generazione intrinsecamente fascista. L’italiano nuovo, come veniva chiamato. Un libro che racconta l’estetica fascista, a lungo sottovalutata dagli storici, mettendo anche un punto importante, punto d’arrivo e di partenza, a tutto un percorso che ha caratterizzato negli anni il lavoro di Galeotti come ricercatore. Un lavoro che parla di libertà cercando le radici, storiche, e per quanto riguarda l’Italia anche antropologiche, di tutto ciò che la impedisce e ostacola. Ma al tempo stesso la contiene.
Viterbo – L’incontro di Carlo Galeotti con gli studenti dell’Orioli
“Il corpo del Duce, il volto del Duce – spiega nel libro Galeotti – è al centro dello stato, è al centro dell’Italia, è al centro dell’immaginario degli italiani. Sul corpo e il volto maschio e mascelluto del Duce viene costruita la religione fascista. Non basta, sul corpo del Duce viene costruita la mistica fascista. Viene costruita l’estetica del regime. Una costruzione intellettuale non banale. Che vede molti intellettuali mettersi alla prova. Pittori, scrittori, poeti, architetti, grafici, registi, attori fanno a gara per costruire lo stato totalitario, la religione fascista, la mistica e l’estetica del Ventennio. Ma per tentare di creare lo stato totalitario serve forgiare gli italiani nuovi. E per farlo il regime di Benito Mussolini fascistizza la scuola italiana e inquadra i giovani italiani nell’Opera nazionale balilla e poi nella Gil. Tra gli strumenti per fascistizzare la scuola i libri di testo delle elementari. E tra i libri pubblicati questo che riproponiamo in anastatica è tra i più densi di ideologia grazie anche alle affascinanti immagini del grande illustratore Pio Pullini”.
Galeotti durante l’incontro ha tentato di chiarire le differenze tra stato totalitario a dittature e ha chiarito l’idea di democrazie fondata sullo stato di diritto.
“I termini “totalitario” e “totalitarismo” – ha detto Galeotti – sono stati coniati in Italia e poi esportato nel mondo. “Totalitario” è coniato da Giovanni Amendola padre di Giorgio, politico liberale, in un articolo del Mondo. “Totalitarismo” da Lellio Basso, 2 gennaio 1925 su Rivoluzione Liberale di Piero Gobetti. Mussolini e Gentile se ne appropriano e lo trasformarono da termine negativo a attributo positivo del regime. Luigi Sturzo lo esporta in Inghilterra, quando fu costretto ad espatriare. Il termine conquista il mondo fino Anna Arendt che lo usa in Origine del totalitarismo. Uno stato totalitario vuole molto di più dell’obbedienza. Di comportamenti determinati. Vuole costruire forgiare l’italiano nuovo nel caso del fascismo. E soprattuto vuole che i cittadini non abbiano neppure la possibilità di pensare mondi diversi, realtà altre da quelle imposte dal regime. Per fare questo lo stato totalitario si dedica alla conquista del tempo e dello spazio. Riforma il calendario, scandisce la vita delle persone e attraverso l’architettura ridisegna lo spazio in cui vivono”.
Galeotti ha poi ricordato, come spiegato dallo storico Emilio Gentile che il fascismo è stata una religione politica.
“Va detto – ha ricordato Galeotti – che gli stessi fascisti si percepivano come ideologia religiosa. Tanto che Giovanni Gentile scrive alla voce fascismo sulla Treccani: “Il fascismo è una concezione religiosa, in cui l’uomo è veduto nel suo immanente rapporto con una legge superiore, con una Volontà obiettiva che trascende l’individuo particolare e lo eleva a membro consapevole di una società spirituale”.
Tutto per poi negare con un abile gioco di parole le libertà personali. Scrive infatti il filosofo: “Il liberalismo negava lo stato nell’interesse dell’individuo particolare; il fascismo riafferma lo stato come la realtà vera dell’individuo. E se la libertà dev’essere l’attributo dell’uomo reale, e non di quell’astratto fantoccio a cui pensava il liberalismo individualistico, il fascismo è per la libertà. E per la sola libertà che possa essere una cosa seria, la libertà dello stato e dell’individuo nello stato. Giacché per il fascista, tutto è nello stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello stato. In tal senso il fascismo è totalitario, e lo stato fascista, sintesi e unità di ogni valore, interpreta, sviluppa e potenzia tutta la vita del popolo”. Rivendicando lo status di regime totalitario, appunto”.
Galeotti ha infine ricordato la definizione di democrazie di Karl Popper che trascende l’idea pericolosa di “volontà popolare” e ha ricordato la definizione che il filosofo ne dà: “Io distinguo due tipi di governo – afferma Popper -: uno lo possiamo rovesciare senza spargimento di sangue, l’altro non lo possiamo rovesciare senza spargimento di sangue e forse non ce ne possiamo liberare affatto. Propongo quindi di chiamare il primo democrazia e il secondo tirannide”. Una concezione della democrazia che da Pericle arriva alle costituzioni liberali che caratterizzano gli stati democratici anglosassoni.
Daniele Camilli
Fotogallery: L’incontro con gli studenti dell’istituto Orioli
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