Viterbo – Bimba di 6 anni abusata da un cugino 15enne.
A distanza di dieci anni il giovane è stato condannato giovedì a 2 anni e otto mesi di reclusione per violenza sessuale, con sospensione della pena, dal tribunale per i minori di Roma.
I fatti risalgono a ottobre del 2014, quando l’imputato, all’epoca minorenne, difeso dagli avvocati Luca Ragonesi e Marco Valerio Mazzatosta, avrebbe approfittato dei momenti in cui la piccola non era vigilata per chiudersi in camera con lei, farle vedere dei filmati porno, palpeggiarla e masturbarsi in sua presenza.
Per anni la cosa sarebbe passata sotto silenzio. Solo una volta diventata adolescente, la vittima si sarebbe confidata con la madre, che fino a quel momento non avrebbe avuto alcun sospetto, la quale ha sporto denuncia facendo scattare le indagini.
Per cristallizzare i ricordi della minore e ricostruire in maniera compiuta l’accaduto, è stato disposto l’incidente probatorio e infine, tra il 2021 e il 2022, si è aperto il dibattimento, davanti al tribunale dei minori di Roma, competente per l’epoca di commissione del reato, anche se nel frattempo l’imputato era diventato maggiorenne.
Questo spiega il perché siano trascorsi ben dieci anni prima di arrivare a una sentenza di primo grado. Durante il processo è stata ascoltata solo la madre. Giovedì la discussione. Il processo si è chiuso con la condanna in primo grado dell’imputato, oggi 25enne, a due anno e otto mesi con sospensione della pena.
“Secondo la normativa in vigore all’epoca dei fatti contestati, ovvero quella precedente al 2019, alla luce dell’accusa di violenza sessuale aggravata dall’età inferiore ai dieci anni della parte offesa, che comporta il raddoppio della pena, il nostro assistito ha rischiato una condanna da un minimo di 10 a un massimo di 20 anni di reclusione”, spiegano i difensori che, convinti dell’assenza di prove, hanno chiesto in prima battuta l’assoluzione.
“In caso di condanna, invece, abbiamo chiesto sia le attenuanti generiche come la minore età dell’imputato, sia la ‘minore gravità’, per cui è finita con una condanna a due anni e otto mesi in primo grado. Cosa importante, con la sospensione della pena. Fermo restando che l’intera vicenda giudiziaria, andata avanti per anni, è stata già di per sé una condanna”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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