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Tribunale - In solido con la Asl di Viterbo, il medico dovrà versare anche una provvisionale immediatamente esecutiva di 150mila euro al marito e alla figlia, all'epoca appena dodicenne

Madre morta in sala operatoria, anestesista di Belcolle condannato per omicidio colposo

di Silvana Cortignani
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Viterbo – C’era una bambina di 12 anni quel giorno a Belcolle, che aspettava il ritorno della mamma dalla sala operatoria. Era dietro al padre, quando lo hanno chiamato in reparto per dirgli che la moglie era morta. Lui, che non aveva idea, ha suonato al citofono con la figlia alle spalle. La dodicenne ha saputo così che non avrebbe più rivisto la madre viva. 


Viterbo - Ospedale Belcolle

Viterbo – Ospedale Belcolle


Si è chiuso ieri con la condanna a quattro mesi di reclusione, pena sospesa e non menzione, il processo all’anestesista dell’ospedale di Viterbo imputato di omicidio colposo per la morte di una paziente obesa cinquantenne che il 19 aprile 2017, per motivi di salute, avrebbe dovuto essere sottoposta a un intervento di bendaggio gastrico. Era alta un metro e sessanta per 94 chili e rischiava che la sua vita venisse gravemente compromessa. 

Il medico inoltre, in solido con la Asl di Viterbo, è stato condannato al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di complessivi 150mila euro da versare al marito e alla figlia della vittima, come anticipo sul risarcimento da quantificare in sede civile. 

Una corsa contro il tempo per arrivare a una sentenza di primo grado, a un passo dalla prescrizione di ottobre. Una sentenza per cui si sono battuti procura e familiari, che non hanno mancato un’udienza. Ma anche il giudice che ha fissato tre udienze straordinarie a distanza ravvicinata, attivandosi in tutti i modi per raggiungere il risultato. 


Paola Conti

La pm Paola Conti – Si è battuta per chiudere il processo prima della prescrizione


Entrata viva in sala operatoria, la paziente ne è uscita due ore e mezza dopo morta, a causa di problemi sopravvenuti dopo tre tentativi di intubazione non riusciti. Uccisa dall’ipossia e dall’embolia polmonare che le hanno provocato un arresto cardiaco, quando per salvarla sarebbe bastato sottoporla tempestivamente a una tracheotomia urgente per farla respirare.

Lo ha detto e ridetto il pubblico ministero Paola Conti, che ha chiesto una condanna a un anno e mezzo di carcere per il medico, ricordando quella bambina rimasta orfana della madre a soli 12 anni. Lo ha ribadito l’avvocato di parte civile Marco Russo che, oltre al vedovo e alla figlia minore, assiste anche il cognato della vittima, che si è costituito parte civile anche per i figli minori, una coppia di gemelli maschio e femmina, disabile la bambina, cresciuti dalla zia. 

Nel primo pomeriggio di ieri, dopo un’ora e mezza di camera di consiglio, il giudice Daniela Rispoli ha condannato l’anestesista a quattro mesi, con sospensione della pena e non menzione, riconoscendo a tutti i familiari della vittima il diritto a chiedere un risarcimento da quantificare in sede civile e stabilendo per il marito e la figlia, oggi quasi ventenne, una provvisionale di 150mila euro. Una provvisionale di 150mila euro che il medico è chiamato a versare ai congiunti della paziente in solido con la Asl di Viterbo, citata nel processo come responsabile civile. 

Anche ieri in aula c’era il marito della vittima, quando la pm Paola Conti ha posto l’accento sullo shock subito dalla figlia.

“Ha subito danni che non si superano mai – ha detto al giudice il sostituto procuratore – la bambina perse l’anno scolastico e ancora oggi ha bisogno di un sostegno psicologico”. Ha ringraziato la stampa per la presenza il padre. “Grazie per esserci stati vicini”, ha detto uscendo, con gli occhi umidi di lacrime.

Silvana Cortignani


Marco Russo

L’avvocato di parte civile Marco Russo – Assiste i familiari, tra cui il marito e la figlia dodicenne della vittima


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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22 giugno, 2024

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